lunedì 16 settembre 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n35. "LA SCHIUMA DEI GIORNI", B.Vian.



Titolo: “La Schiuma dei giorni”
Autore: Boris Vian
Edito: Marcos y Marcos
Numero pagine: 268
Mese: Agosto
Motivo che mi ha spinto alla lettura: prestato dalla mia amica Franceschì.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Da quanto tempo era che non leggevo un libro così?
Da mai, questa è la risposta.
Me l’ha prestato la mia amica Franceschì. E’ stato uno dei miei buoni propositi per il 2013, quello di circondarmi solo da persone che mi fanno stare bene. La mia amica Franceschì è una di quelle.
Se solo Boris Vian fosse ancora vivo, se solo ci conoscessimo, farebbe parte pure di lui, di questa cerchia ristretta.

Ma Vian è morto giovane e d’infarto, durante l’anteprima cinematografica del suo omonimo romanzo “Sputerò sulle vostre tombe”. (Sentitevi pure liberi d’ironizzare sul fatto)
Conosciuto per lo più in Francia e poco meno in Uk, ma non più in giro, parliamo di un genio  vissuto in sordina per troppi anni nel mondo, che ora ci lascia in eredità uno stile di scrittura unico nel suo genere, di grande carattere, capace di far sognare anche i cinici come me.
Uno scrittore, che sapeva la sua vita sarebbe stata breve, e lo sapeva non perché era uno di quei parazebedei che dice “la vita è breve, è bene scolarsela in fretta giù per il gargarozzo” no, sapeva che la sua vita sarebbe stata breve perché sapeva di essere malato. Al cuore per giunta. Fa un ché pensare che una persona con così tanta sensibilità, sia malato proprio in quell’organo lì, non trovate?
Ciò nonostante, ha vissuto fregandosene un po’ di tutto e un po’ di niente, continuando a fare ciò che più lo faceva star bene: scrivere libri, racconti, testi musicali jaaaaaaszzz, senza mai ambire all’autodistruzione, al vittimismo e tutte quelle brutte robe lì, continuando a suonare la sua tromba fino alle 4 di mattina. Andate dal vostro medico e chiedete se ai cardiopatici fa bene suonare la tromba per ore e ore.

Questo è il primo romanzo del Boris che leggo, ma letto questo, mi è presa la smania di volerli leggere tutti. Lo farò, e so che non lo mettete in dubbio.

Siamo di fronte a un romanzo colmo d’invenzioni, d’immagini brillanti e strabilianti, di metafore e neologismi, di visioni. Un surrealismo che supera e cancella la componente tragica che ombreggia sulla storia, inutile voler dire per forza il contrario.

Ne La Schiuma dei Giorni, tutto è poetico nonostante sia in prosa, tutto è assurdo, paradossale, fantasioso, tutto ciò che è presente in queste pagine è immenso, e lo senti, sei un gigante e ti stai rimpicciolendo via- via che t’avvicini lento al tragico epilogo. Prendete ciò che ho scritto alla lettera, immaginate di stare lì comodi a guardare un film a colori su un maxy schermo, e questo film più si avvicina al finale, più ve lo trovate a guardare in un vecchia tv in bianco e nero, seduti su una cassa da frutta con le schegge che vi pizzicano le natiche.

Tutto è scritto nel minimo dettaglio, tuttavia la sistemazione fisica e temporale della storia resta confusa, questo grazie a un’abile mescolanza di usi e costumi storici con elementi oserei dire visionari. Personaggi educati, che non mancano però di lanciare grandi stoccate al perbenismo, al conformismo, criticando intelligentemente a colpi di sciabola le industrie farmaceutiche, la sanità, il mondo del lavoro e la frenesia che ne consegue, che non porta a nulla, esattamente come il contrario.
Ci si fa beffa di quanto il materialismo ci regali tutto e come si sa’, niente.

La trama ho deciso non ve la racconto, tanto questa settimana esce il film.
Oh, se comincia tutto a colori e finisce in bianco e nero io da domani ho deciso che sono figa.
E poi volevo dire che sono felice d’aver letto il libro prima di aver visto il film.
Caro Gondry ci hai una bella sfida d’affrontare, a figurarmi una roba tipo così:

“Un fazzoletto di seta gialla lo pilotò nella direzione del vento e il colore del fazzoletto, strappato dal vento, andò a posarsi su un grande edificio di forma irregolare che (…)”

Ma di più a come fare una ninfea che ciucia i polmoni, e un topo suicida.





martedì 10 settembre 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n34 "Tre Uomini in Barca (per non parlare del cane)" di Jerome K. Jerome

Geronimo, l'uomo che non fa ridere.



Titolo: “Tre Uomini in Barca (per non parlare del cane)”
Autore: Jerome K. Jerome
Edito: Crescere Edizioni
Numero pagine: 221
Mese: Agosto
Motivo che mi ha spinto alla lettura: Tanti mi hanno detto Leggilo che fa un ridere che non se sà.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Già lo so che i più attenti mi stanno prendendo in giro per l’edizione del libro che ho scelto.
E’ che vi spiego, ero in montagna durante un fine settimana per il mio ritiro senile.
Ci ho bisogno, del mio ritiro in mezzo al nulla, almeno 3 fine settimana al mese me li devo concedere a stare lì, in mezzo al niente, nella contrada isolata dal mondo, dove ci ha la seconda casa mio moroso.

Succede in un fine settimana d’Agosto che mi accorgo d’essermi dimenticata a casa (la casa quella dove abito quando non faccio la senile, quella dove regna il caos e la frenesia) un libro per farmi compagnia.
Già lo so che qualcuno è pronto a dire Beh ma quando vai in ritirata col moroso, invece di leggere puoi mica fare all’ammmmore?
Eh, bravi solo voi.
Che siete? Macchine industriali?
Fare all’ammmore si fa, ma dopo il tempo c’è da farlo passare.
E po’ andasì in cul, io a voi mica vi faccio i conti, che spiegazioni ho da darvi?
Ma guarda questi…

Dicevo, mi accorgo d’essermi dimenticata il libro a casa.
Mio moroso mi dice Va’ che se andiamo in paese hanno fatto la libreria mobile, è lì ferma per tutta l’estate, facciamo un giro e ti prendi un libro, che dici?
Ma come si fa a non fare all’ammmore con uno così?
Allora, dopo aver fatto all’ammmore siamo andati a prendermi un libro.
Ci avevano solo le edizioni “Crescere Edizioni” (copertine fighissime eh, niente da dire).
E lì per lì ho storto un po’ il naso ma poi il prezzo mi ha fatta convinta (euro 3.90).
Pure il fatto che vendevano “Tre Uomini in Barca (per non parlare del cane)” mi ha fatta convinta, che tanti mi hanno detto Leggilo che fa un ridere che non se sà.
Ah, giusto per farvi contenti, tornati a casa, nella casa senile isolata dal mondo, ve lo dico, abbiam fatto all’ammmore.
Ora, che avete la certezza che almeno due volte in un giorno l’abbiamo fatto, possiamo andare oltre?

Tre Uomini In Barca (per non parlare del cane) è la storia di 4 inetti ipocondriaci che decidono di fare un viaggio.
Lo fanno in barca, altrimenti qualcuno mi spieghi perché l’han intitolato “Tre Uomini in Barca (per non parlare del cane)”.
Direte voi, se sono tre uomini in barca, perché te hai detto che sono 4?
Perché c’è anche il cane, ve l’ho già scritto.
Ohhhhhh cacchio la finite di pensare all’ammmmmore e vi concentrate sul libro per piacere?

Devo dire, che così, subito non mi ha tanto convinta. Forse perché scritto in passato remoto.
Io non so voi, ma il passato remoto lo concedo a pochi. Per me ad esempio, sta bene sugli svitati, tipo quelli che parlano da soli.
Insomma, il primo capitolo a dirla tutta anche non c’è male, è simpatico dai, ma più andavo a scorrere le pagine, più mi dicevo Ecco dai, vedrai che tra un po’ ti spanzi dalle risate come dicono tutti. E mai succedeva.
E’ brutto vivere di aspettative.

Arrivo a pagina 39 e mi dico Ecco vedrai che ho bello che capito il finale, il libro finisce che i protagonisti nemmeno partono.
Sono tutte quelle divagazioni che fa il protagonista, lì finché ci racconta la storia in prima persona, che m’inducono a pensare questo, capite?
Po’ invece tasi, che partono.
Partono ma poco ti raccontano di quel che succede, che sono troppo impegnati a discorrere sulle proprie esperienze passate, e ci tengono, che il lettore ne venga al corrente.
Divagazioni – divagazioni - divagazioni.

Vi faccio un esempio inventato di sana pianta, per darvi l’idea.
“Percorrevamo il fiume, io, Tony, Vattelappesca, e il nostro canarino. Sulla nostra destra un castello ci rincorreva coi suoi fantasmi a cavallo, poteva essere la realtà o il succo d’ananas scaduto che si ribellava nei nostri intestini. Questo mi ricorda la volta in cui, io e mio cugino, andammo a raccogliere gli ananassi in Africa….”

Eccetera eccetera, insomma, quella storia dei fantasmi a cavallo non la conosceremo mai.

Fino a che non capisci che il gioco di Jerome è proprio questo.


Vado avanti e aspetto mi si presenti davanti il punto in cui, da lì a poco, comincio a ridere come una disperata.
Arrivo addirittura a pensare Beh magari, visto che questo libro ha fatto fare signore risate a tanti, magari, ho pensato, Magari forse è vera quella cosa là che i libri vanno a periodi, che magari “non era il momento” che magari se lo leggerò un’altra volta, più avanti, magari lo farò con le mani sulla milza e le lacrime agli occhi.
Poi insomma, me ne sono fatta una ragione, voglio dire, ‘gnuno ci ha il suo senso dell’umorismo, alla fine di tutti i discorsi, quindi sono andata avanti a leggere, senza ridere.

I protagonisti sono (secondo me) dei giovani già vecchi. L’autore non ci dice che età hanno ma uno fa le sue deduzioni abbastanza in fretta, appena viene a conoscenza dei loro ritmi e dei loro comportamenti.
I giovani già vecchi mi piacciono un sacco, va detto.
Sono i vecchi che vogliono fare i giovani, che mi fanno paura, ma questo è un altro discorso.

Pensavo, finché lo leggevo, il libro, che io uno dei mestieri che mi piacerebbe fare da sempre è l’editrice.
Ora, io non so se il termine è giusto, insomma, intendo quella che riceve i manoscritti della gente e poi decide se metterli sul mercato o no.
Meglio che continuo a pettinare pollami invece, che come è vero che Tre Uomini in Barca (per non parlare del cane) si è rivelato essere un grande successo, è altrettanto vero che a seguire il mio istinto avrei fatto la fame. L’avrei bocciato, voglio dire.

Sembrano tanti racconti lasciati nel cassetto, presi e uniti con l’intenzione forzata di riuscire in una storia completa.

Il capitolo quello dove si parla che la mostarda è carissima però mi ha fatto ridere, ci ho da essere sincera. Se volete ridere anche voi, andate direttamente a quel capitolo lì. Se prendete la mia stessa edizione, è il 12.

Ironia e pessimismo vanno a braccetto in un’insolita combinata, che trovo entusiasmante e intrigante ma che qui, non è ben sviluppata.

Morale del libro: le buone intenzioni, la forza di volontà, gli obiettivi, non vinceranno mai contro la pigrizia, ciò che rende realmente buffo il presente è il nostro passato.

Morale della recensione: “te si la solita bastian contrario, te ghè sempre da saver ‘na pagina in più del libro, tromba che l’è meio.”




venerdì 6 settembre 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n 33 "IL NOME DELLA ROSA", U.Eco

Vecio col Capel



Titolo: “Il Nome della Rosa”
Autore: Umberto Eco
Edito: Bompiani
Numero pagine: 618
Mese: Luglio/Agosto
Motivo che mi ha spinto alla lettura: consigliato dal mio babbo e da Nori, che ambo.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Subito lì per lì nelle prime pagine mi sono chiesta: ma chi me l’ha fatto fare?
Mi sono trovata davanti a questi periodi lunghissimi, a continue frasi in latino, a roba de cesa.
Che io con la religione non ci ho problemi lo giuro, è con la chiesa che non vado troppo a nozze.
Poi però mi son detta Silvia insistisci va avanti che se sia il Nori che il tuo babbo ti dicono che merita essere letto, ci hai da fidarti.

Mi sono fidata.
Però ci avevo un problema, che io il latino a scuola non l’ho fatto perché di liceo ho fatto quello degli artisti no quello dei secchioni.
Allora lì per lì un po’ di spavento mi è venuto mi son detta Cavolo vuoi fare quella che sa una pagina in più del libro, a fare finta di capire quello che leggi, come gli italiani che fanno finta di sapere lo inglese quando è che vanno all’estero e facciamo di quelle figure da italiani all’estero che gli esteri ci beccano subito che siamo italiani appena che apriamo la bocca.

Allora il mio amico Marco Aurelio si è proposto di farmi da traduttore simultaneo, però poi mi scocciava continuare a chiedergli allora ci ho rinunciato, che un’altra mia amica m’ha detto va avanti a leggerlo che il latino è il meno, è arrivare a pag 100 il vero problema, poi da lì in poi stai serena.

Quel fatto là che arrivare a pag 100 era il vero problema era vero, da lì in poi è anche vero che le pagine ti viene da pappartele tutte in un sol boccone.

Il problema, superato il latino, è che ho scoperto di sapere pure poco l’italiano.
Vacca boia quante parole che quando le ho lette ho tirato in giù le labbra e piegato le rughe della fronte:
concupiscibile, abitudini parche, cespuglio di stramonio, turrito, assiso, mulierbe, ipotiposi, ebdomadario, color cinabro, albagia quodlibetale, questuando, suffumigi, stolido,, aspetto tisicuzzo, ci salutò urbanamente, puteolante, contubernio, abiurato, vituperio, blasfema parusia, tellurico, neumi liquescenti e sub pontati.


Ma riprendi le fila, o mia recensione, chè questa Silvia senescente si attarda troppo nel raccontarla.

La trama.
1327, due frati uno vecchio e uno giovane, ci hanno da risolvere degli omicidi (sette in sette giorni) che ci sono in un’abbazia. Poi c’è una biblioteca che nessuno ci può entrare ed è un labirinto.

Questo sommariamente. Non perdete tempo a leggere la trama che ci scrivono sopra il libro che in due righe ve l’ho spiegata è questa.

Ecco, ovviamente non è che Eco in 618 pagine si limite a dire questo, c’è tutto un intreccio dietro, eh.

E poi si fanno un sacco di scoperte, dico davvero, ognuno magari ci fa le sue, ora vi elenco quelle che ho fatto io:



· Esiste un genere di sogghigno, conosciuto come “il sogghigno di commiserazione per la stoltezza dell’universo mondo”.

· Insulto medioevale (1) “Bestia di un teutone!”.

· Insulto medioevale (2) “Servo della puttana di Avignone!”.

· E’ certamente umano compiere degli errori, ma ci sono degli esseri umani che ne commettono più degli altri e vengono chiamati “stolti”. (“stolti” so  cosa significa, lo dico per orgoglio.)

· La giustizia non è mossa dalla fretta (con questa però Eco, hai pestato na merda eh? L’ha già scritto Dumas ne “Il Conte di Montecristo”.)

· Insulto medioevale (3) “Scannatore di apostoli!”

· Il mondo non ha un ordine ma almeno una serie di connessioni in piccole porzioni (questa ci ho da essere sincera, non l’ho mica capita.)

· Non esiste un solo diavolo ma molti tipi di diavoli. Adesso vi scrivo dei nomi, se ci avete la curiosità andateveli a cercare sulla enciclopedia, io l’ho fatto, ognuno ci ha il suo perché. I nomi alcuni sono: Adramelech, Alastor, Azazele, Abigor, Amon, Samael, Belial, Focalor, Zaebos, Leonardo.
In merito a ciò, volevo dire che ieri a cena col mio babbo si parlava di questo, che insomma io ero convinta di diavolo ce n’era uno e che si chiamava Lucifero, invece lì, il mio babbo, mi ha spiegato che i diavoli sono angeli ribelli cacciati in quanto tali dal paradiso “come te”, ha aggiunto.

· Non esiste solo la lussuria della carne, ma anche quella dell’intelletto, Trascrivo la mia pag 457, in merito: “il bene di un libro sta nell’essere letto, Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose, Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto. Questa biblioteca è nata forse per salvare i libri che contiene  (…)”

· Prima di morire, voglio leggere la Coena Cypriani. Un’altra volta, se non sapete cos’è cercatevela su internet. La voglio leggere a cuor leggero, che tanto lo fanno pure i novizi preti.

· Ora state attenti, alla prossima scoperta. Il numero 3, veniva usato per un sacco di cose bibliche, e questo lo sappiamo tutti senza guardare sulla enciclopedia e su internet, Ma però forse non tutti sanno che dentro al “Il nome della Rosa” c’è un elenco molto intrigante, in merito, ad esempio. 3 sono le classi di creature intellettuali: angeli, uomini e demoni, E poi c’è l’elenco, se volete conoscerlo compratevi il libro. Poi ce ne sono di cose interessanti anche sul quadrato. Il quadrato che è fatto di 4 punti, e 4+3 fa 7come i giorni che ci sono voluti ad esempi a creare il mondo, e 4x3 fa 12 come gli apostoli, e 12x12 fa 144 che è il numero degli eletti, e con questo chiudo, insomma, quel capitolo che parla di questa cosa io per me, anche se con la matematica non ci sono mai andata troppo d’accordo, spacca gli stinchi.

· Per formulare una ipotesi, bisogna formularne due al contempo, una in opposizione all’altra e tutte e due incredibili.

· Gli stolti talvolta hanno dei motti arguti che stupiscono ed entusiasmano pure i dotti.

· Esiste (forse, non posso dire con certezza) un’opera fatta di vaneggiamenti di un alchimista africano, certo che la creazione del mondo sia stata fatta per mezzo del riso divino. Eco ce ne scrive qualche riga, merita, facile che se esiste me lo vado cercare che prima di morire pure quello voglio leggere. Girano delle teorie davvero interessanti attorno alla potenza del riso. Sempre ammesso esista per davvero, quest’opera. Mai fidarsi troppo degli scrittori, son dei gran burloni.

· Si può dire (nel senso che è corretto) la parola NEVVERO per dire NON è VERO. Proprio come fanno i Cesaroni e la Ferrili sul 5 della tv.

· Insulto medioevale (4) “Scoreggione”. Cio’ che in realtà mi ha stupito, non è la parola in se’, ma il fatto che nei primi del 1300, per irritare qualcuno, si arrivasse ad usare questa immagine. Io era dalle elementari che non lo facvo più. Credo da oggi la rispolvererò, così, giusto per darmi un tono, e far capire che ci ho una certa cultura storica.

· Sempre a proposito di culo, pare che l’infuso di corteccia della fragola, sia il massimo dei rimedi omeopatici per curare le emorroidi.

· Un furto, alla maggior gloria del Signore, non è altro che un prestito.

· Tutti i posti in cui viviamo sono posti dimenticati da Dio. Non esistono posti scoperti finora, in cui Dio si sarebbe trovato a suo agio.

· La cipolla fa bene al coito.

· Il gallo, è un simbolo talora del demonio, talora del Cristo risorto. Questo fa del gallo un animale infido.

· Una delle espressioni che adotterò da qui a avanti sarà “imbecille nel corpo” (es. “Tu sei imbecille nel corpo!”)

· L’arabo non è composto da lettere dell’alfabeto ma da da una serie di vermicelli, serpentelli,  e caccole di mosche.

· Papa va con la “p” minuscola

· Non di rado i libri parlano di altri libri, ovvero è come se si parlassero tra loro

· Per non apparire sciocchi poi, è bene rinunciare ad apparire astuti ora

· Molti devoti di Satana, non ultimi i cavalieri templari, erano soliti baciare la terga turpitudine del di dietro di un gatto, nel corso delle loro riunioni.

· I giovani hanno più sonno dei vecchi, i vecchi si svegliano presto per prepararsi al riposo eterno.

· I semplici scelgono nemici deboli quando i veri nemici sono troppo forti.

· Il personaggio dal nome Salvatore che c’è lì nel romanzo, è come lo zingaro Pitt in “The Snatch”

· Insulto medioevale (5) “Ricettacolo di sterco”

· Insulto medioevale (6) “Figlio della prostituta di Babilonia e di altre sgualdrine ancora!”




Ecco, poi uno a vedere ne trova molte altre di scoperte e una buona dose di quelle che possono diventare citazioni, anche.

Dopo volevo dire, io i finali ci ho un potere, quando leggo i libri. Li intuisco sempre per tempo, io i finali, delle volte anche quando mancano tante pagine per finirlo. Questo è uno dei libri che non ci sono arrivata, però.
Mica perché ho perso il potere che ci ho, ma perché Eco è stato più furbo del lettore. Mi permetto di parlare al plurale, d’infilarvi in mezzo tutti, che sfido io chi ci ha avuto o ci avrà la intuizione di capire che l’abazia andrà in fiamme, alla fine.
Mi scuso con chi non l’ha ancora letto, ma svelare il finale di un libro era una delle 100 cose che volevo fare prima di morire.

Concludo rivolgendomi un’ultima volta al mio caro amico Marco Aurelio, se mi sta leggendo.
Mi traduci questa frase, che è la frase finale del romanzo, per piacere?

“STAT ROSA PRISTINA NOMINE, NOMINA NUDA TENEMUS”

Dimmi se sono diventata inconsciamente una latinista, con la mia traduzione.

QUESTO è IL NOME DELLA ROSA, CHE LA FA SCARESA QUANDO SI SPOGLIA IGNUDA.





martedì 20 agosto 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n31-32 Paolo Nori: "I LIBRI DEVONO ESSERE MAGRI" e "TRE DISCORSI IN ANTICIPO E UNO IN RITARDO"




Titolo: “I Libri Devono Essere Magri”  e ”Tre Discorsi in Anticipo e uno in Ritardo”
Autore: Paolo Nori
Edito: Tre Lune Edizioni  Derive Approdi
Numero pagine: 57  62
Mese: Agosto
Motivo che mi ha spinto alla lettura: Già sapete.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Forse, io l’ho già detto mille volte.
E allora ora lo dico per la 1001sima volta.
Ogni volta che leggo un libro di Nori è come se invece di leggere, sono al bar a parlare con qualcuno o qualcosa di simile a un amico, insomma stare insieme a uno che ti fa piacere starci insieme in quel momento.
Non fraintendiamoci, il bar è un luogo dignitosissimo per fare discorsi.
Sfatiamo il mito che “i discorsi da bar” sono discorsi insulsi, i discorsi da bar sono fichi, se fatti con le persone giuste, c’è l’atmosfera, non so se mi spiego, ma questo non c’entra niente.

Ecco, Nori per me lo è, fico, e va’ che novità.
Me lo gusto a dosi però eh, che neanche ci sto dietro a quanti ne scrive di libri e leggerli vanno letti uno ogni tanto se no finisce che non te li gusti mica così tanto.
Incontrare Nori, parlare insieme così, del più del meno e del diviso, sarebbe un po’ come chiamare Jannacci e mettersi a parlare dell’Italia.
Io me lo figuro così, un probabile incontro, dovesse succedere per davvero.
Dopo lo so che se lo vedo divento timida e sparo un sacco di castronerie senza senso, ma questo c’entra ancora meno.

Anche se leggerlo, leggerlo ti pare di avercelo proprio lì, vicino a te. Averci vicino una di quelle persone che passi tutta la serata a ridere ma poi, quando è ore che devi andare a letto fai un po’ fatica a prendere sonno che ci hai un po’ di pensieri ti dici Caspita quello mi ha lanciato mille cose in un secondo a raffica come una mitraglietta impazzita c’era niente da ridere cioè sì ma ridere mica come quando ridi che ti raccontano una barzelletta, ridere come ridere e dire, Sì subito mi è scappato da ridere ma ci è da pensarci su, alla fine.


Ne I Libri Devono Essere Magri.
 Nori ci stende tutta una serie di buoni motivi per cui un libro deve essere così, ma anche chi li scrive, i libri, ci ha da essere magro.
Un buon motivo per cui un libro ci ha da essere magro, potrei darvelo io.
Tipo uno ci ha intorno quel tipo di giornata che voglia di leggere, ci ha voglia di leggere, però ad esempio non troppo, che non è proprio quel genere di giornata che ti va di leggere le edizioni integrali  di Guerra e Pace o Il Visconte di Bragelonne è come quando uno ci ha voglia di un stuzzichino e allora deve tappare quel buco, no?
Uno può leggere magari un capitolo di un libro, giusto?
Però poi gli resta sempre quella poca soddisfazione, che non è la stessa di quando riesce a buttar giù un bel po’ di pagine, che vede il libro si rimpicciolisce, si batte una pacca da solo sulla spalla dice Bravo ne hai fatto fuori un altro.
Con un libro magro ci hai la soddisfazione che un libro, come lo cominci, lo finisci, ad esempio.
Però lui, Nori ci ha delle motivazioni migliori delle mie, fidatevi.
Parla di gente tutta un po’ disgraziata, a guardarla così.

Un altro buon motivo, quando finisci di leggere I Libri Devono Essere Magri, è che poi, ti viene voglia di leggerne un altro, di magro.
Per quello, che quella stessa sera di Agosto, ho letto
Tre Discorsi in Anticipo e uno in Ritardo.
Sempre di Nori che non ci avevo più voglia di dormire ma di stare al bar con lui.
Si parla in uno dei discorsi, del ponte di Calatrava di Reggio,
Reggio ci avrebbe bisogno di mille cose, ma coi soldi ci hanno fatto il ponte di Calatrava, ognuno ci ha le sue esigenze e le sue priorità, per carità.
Io il ponte di Calatrava dall’alto della mia ignoranza, non ce l’avevo presente allora l’ho cercato su internet e posso concludere che ci ha lo stesso impatto artistico e di riqualificazione urbana della torre telefonica che c’è qui nel mio quartiere.

Il mio quartiere si chiama S.Michele extra, è a Verona, provate a cercarla su internet, la nostra torre, anzi no, ve la metto io, eccola qua.

http://www.panoramio.com/photo/5911526

e il ponte di Calatrava invece è questo:
http://www.promozioneacciaio.it/cms/it4738--i-3-ponti-di-calatrava-a-reggio-emilia.asp

insomma, impara l’arte e mettila in mezzo alle palle.

E nel mentre che si parla di questo progetto, Nori tira fuori delle foto di Reggio degli anni 1980.
Foto di vita comune, di persone, e ce le descrive.
Mi sono piaciuti proprio un tanto, questi interventi, per me uno dovrebbe scriverci un libro in questa maniera, che descrive le foto, sarea mia mal.
E’ stato un lodevole contrasto.

Poi si parla anche di Cechov, della canzone popolare, ma anche di scimmie.
Il discorso sulle scimmie io per me può benissimo entrare in un trattato pedagogico, è forte da matti.

Poi alla fine, a partire dalla pagina 60 fino alla pagina 62 che è l’ultima, Nori ti spiega che tutti questi discorsi insieme ad altre cose, li trovi in un libro, e che questo libro si chiama Mi Compro un Gilera.
Io Mi Compro Un Gilera, ce l’ho è di Nori, devo ancora leggerlo, però lo faccio più avanti comunque ho pensato Casso questo sì che è il modo giusto di farsi la pubblicità.




“Una delle prime foto che troviamo, è un uomo, di spalle, con davanti un microfono, e davanti a lui una distesa di gente che sembra non finisca mai che uno che non è di Reggio gli vien da dire Ma cos’è, Woodstock? Dopo legge la didascalia, Enrico Berlinguer al Festival Nazionale dell’Unità al campo volo. Settembre 1983.”   Paolo Nori, Delle Voci su Calatrava.



lunedì 19 agosto 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n30 "SMETTERE DI FUMARE è FACILE SE SAI COME FARLO" A.Carr

Potrebbe sembrare un presidente degli Stati Uniti, o un parastinco, ma invece è uno scrittore


Titolo: “Smettere di Fumare è Facile se sai come Farlo”
Autore: Allen Carr
Edito: ?
Numero pagine: 181
Mese: Luglio
Motivo che mi ha spinto alla lettura: una mia collega ha insistito perché lo facessi.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Copio testualmente l’ultima pagina del libro.



Ora finalmente puoi dire:
FANTASTICO!SONO UN NON FUMATORE!

Sei riuscito a ottenere qualcosa di realmente stupendo.Ogni volta che sento che un fumatore è riuscito a fuggire dalla nave che affonda mi da un’enorme soddisfazione.

Sarei molto felice di sapere che anche tu sei riuscito a liberarti da questa schiavitù.Quindi, per cortesia, firma la nota qui di seguito, aggiungi i tuoi commenti e inviala a:

Allen Carr
ALLEN CARR’S EASYWAY ITALIA
Via Renato Fucini 3
20133 Milano.

Caro Allen,
FANTASTICO! SONO UN NON FUMATORE!

Firmato…………………………………………..
Data……………………………………………..
Nome…………………………………………….
Indirizzo…………………………………………
Commenti

Caro Carr,
prima di tutto, volevo congratularmi con te perché grazie alla tua idea di scrivere un libro del genere, sei diventato uno pieno di schei.
Tu sei la prova che per fare il boom su carta stampata a livello commerciale, non è necessario avere competenze in materia, padronanza del linguaggio e delle regole grammaticali, fantasia, ingegno, originalità, e tutto quello su cui lavora un aspirante scrittore per emergere dalla mole di manoscritti che invadono le scrivanie e le mail degli editori di tutto il mondo.
Sei la prova, che non occorrono anni di studio, introspezione, disciplina, sacrificio e mal di tempie,
sei la prova, che la scrittura in fondo, non è un pezzo di creta da prendere tra le dita e modellare, disfare, e perfezionare sino a farla diventare qualcosa di artisticamente completo, universale, capace di raggiungere le viscere della gente al fine di scatenare in loro una qualsiasi genere di emozione.

Sei la prova, che per fare tanti schei, non bisogna puntare allo stomaco, ma ai polmoni.
Che le parole non sono pezzi di creta, ma di catrame.
Sei la prova che per scrivere un libro, talvolta, basta tornare alle origini, e stendere il tutto come fosse una ricerca di terza media
Ti stimo.
Perché sai di essere circondato da un ammasso di cervelli ristretti, e sei diventato famoso, e pieno di schei senza fare sforzo, come è giusto dev’essere, che diventare ricchi tribulando come matti, è un lavoro che nessuno prenderebbe in considerazione fare.
Pure Cenerentola è finita a vivere in un castello semplicemente perdendo una cavolo di scarpa, e la storia insegna sempre.

Va’ che scemo a’ che son seria, non uso la bocca solo per fumare, so cosa sto dicendo.
In un periodo storico in cui viviamo di sondaggi e statistiche, ora ti faccio un esempio pratico.
Molti amici sanno che amo leggere, giusto?
In tutta la mia vita, il tuo libro mi è capitato tra le mani non una, non due, ma ben TRE volte.
In tutte le occasioni, per prestito, o regalo. La volta che me l’han regalato, apro una parentesi, sono arrivata a pag 20 e poi a mia volta l’ho regalato a mia sorella che voleva tanto leggerlo, Lei fuma ancora comunque, eh.
Faccio per dire, che in tutta la mia vita da lettrice, Oliver twist ad esempio, ho dovuto comprarmelo e nessuno me l’ha girato, ecco, questo intendo se capisci cosa voglio dire io che come te di scrivere non è che sia proprio la cosa che mi viene meglio.

Il tuo metodo, conosciuto come metodo Easy way devo ammettere che a gioco finito, con me non ha funzionato.
Se mi credi, io questa volta di fumare volevo smettere per davvero perché sono anni che lo faccio ma non riesco a sbarazzarmene, per tutti i motivi che già sai, che hai citato nel tuo libro, e che ogni fumatore conosce.
Son partita male io è, c’è da ammetterlo perché riconosco d’avere la testa dura e son come i buteleti: dimmi di non fare una cosa e io mi precipito a farla, anche se so’ che fa male.

Te sei un parastinco però, te lo dico in amicizia, dai, fattelo dire, dai, così per farci due risate.
Io li conosco quelli come te, ti dicono No ma no non è una questione di autocontrollo, è una cosa di testa, quella su cui devi lavorare.
Parastinco che sei, io la conosco la gente come te, ormai ne ho conosciuti tanti di tipi come te, ci ho avuto un moroso, vari titolari di lavoro, un discreto numero di amici, qualche collega, ora tutti diventati ex per lo stesso motivo che vi accomuna:
voi vi divertite a farmi sentire in colpa, in difetto, vi piace dirmi che non sono un imbecille solo perché già sapete che so di esserlo.
Dai non si fa così porcavacca a trattare la gente che vi dedica il proprio tempo, ti pare?

Ecco io vedi la cosa che più mi fa imbestialire è quando mi si prende in giro, ti faccio due esempi, così di primo pelo.
Te dici

“Esistono più morti per nicotina che per eroina.”
-Si va beh grazie al cazzo ma te quanti eroinomani conosci? Che fai? Vivi qui allo zoo di Berlino? E’ come se io ti dicessi in Cina si vendono più scarpe che in Italia. Te par de far discorsi tanto dritti?

Oppure dici

“Gran parte degli incidenti autostradali sono causati dalla distrazione che crea la sigaretta una volta che il fumatore si mette alla guida.”
-Sì va beh ma grazie al cazzo, e quelli che mandano gli sms? E quelli che smanopolano con l’autoradio? E quelli che corrono? E quelli che si girano a guardare i culi delle ragazze? E quelle che guardano i cartelloni pubblicitari? Sa eli? Sbullonati dei crash test?

Oh io potrei andare avanti ancora per tanto ma mi fermo se no sembro quella che vuole fare la polemica.

Niente, con me, caro Carr, mi sa che non sei stato abbastanza persuasivo.
Ho raggiunto comunque il mio obiettivo: riuscire a finire di leggere il tuo libro, leggerlo tutto dall’inizio alla fine.
Questo è già un considerevole traguardo, o no?
Ho perso due settimane della mia vita per farlo, due settimane che avrei potuto regalare a un qualsiasi altro libro, Piccole Donne ad esempio, non l’ho mai letto, e a ‘sto punto mi viene quasi il rimorso.

Parafrasandoti, caro Carr, leggere il tuo libro è stato come
“indossare un paio di scarpe strette per provare poi il piacere di toglierle.”

E parafrasando un parastinco, concludo.



“A leggere i libri di medicina, ci si convince di provare i dolori di cui essi parlano”
U. Eco, Il Nome della Rosa.


“- Amore che libro ti sei portata via per questo fine settimana?
- Bah, niente d’impegnativo: Smettere di Fumare è Facile se sai come Farlo.
- E che gusto c’è a leggerlo? Tanto si sa’ che alla fine muoiono tutti.”
Mio moroso, una Domenica.

lunedì 22 luglio 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n29 "Il Centenario che Saltò dalla Finestra e Scomparve" J.Jonasson

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Titolo: “Il Centenario che Saltò Dalla Finestra e Scomparve”
Autore: Jonas Jonasson
Edito: Bompiani
Numero pagine: 446
Mese: Giugno/Luglio
Motivo che mi ha spinto alla lettura: la copertina.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.
Dice uno, Ma che diavolo di buona motivazione è? Comprare un libro facendosi incantare dalla copertina?
La mia risposta è Ho speso soldi vostri? No, Quindi non vedo dove possa essere il problema.
La copertina è fichissima.
C’è un anziano con addosso un vestito da maiale, nel taschino ci ha un pistone di dinamite.
Si capisce che è un anziano, perché la sua testa si vede.
Quella del porco invece, è vicino al suo piede sinistro.
Datemi un anziano e vi solleverò il mondo.
Quando ne vedo uno non capisco più niente.
Uno dei miei sogni è montare su uno di quei pulman colmi di senilità e partecipare a una di quelle gite che reclamizzano sui volantini che trovi nella cassetta della posta.
Tipo gita a Livigno partenza in piazza Domenica ore 4 am, ritorno in tarda serata (tarda serata nel linguaggio degli anziani corrisponde alle ore 21.30 circa) batteria di pentole in omaggio inclusa nel prezzo.
Ce la farò.
Devo solo organizzarmi.
Tipo andare a comprarmi delle mele rattrappite da mettere nello zaino “Perché se sa’ quando te ve in quei posti lì, all’estero, a fine pasto no i te da mai la frutta.”

Vi piace il cinema?
Che secondo me per parlare di questo libro si può fare riferimento a tre titoli lì dei film.
Mettete insieme “Forest Gump”, “Il Grande Lebowski”, e “Svegliati Ned”, e avrete la miscela giusta per far correre le pagine de Il Centenario Che Saltò Dalla Finestra e Scomparve.

Ah tra l’altro, concedetemi di aprire una piccola parentesi, lancio un annuncio in via del tutto personale:

AAA Al faccia da bidè de quel qualcuno a cui ho prestato Svegliati Ned.
Non ricordo chi tu sia, ma puoi rendermelo?
Che te venisse el cagoto co’ le sfranse,
con affetto,
la proprietaria.

Torniamo a noi.
Questo è un romanzo che viaggia su due binari.
Uno è il passato, l’altro il presente di Allan.
Allan è l’anziano travestito da suino che vi dicevo.
Entrambe le storie sono molto interessanti e coinvolgenti, i fatti non si susseguono in ordine cronologico ma grazie a continui flash back.

Chi è Adam?
E che ne so’, io vi parlo di Allan
Allan non è solo l’anziano travestito da maiale, anzi, nel libro nemmeno succede che si traveste.
L’hano travestito solo per la copertina, così la gente comprava il libro.

Allan è un senzaDio, apolitico, dinamitardo per natura , vocazione e passione e che conosce la ricetta segreta della bomba atomica.
Allan fa esilaranti conversazioni telefoniche con Truman, insegna a Stalin una canzone popolare svedese, Stalin s’incazza e Allan gli consiglia di radersi quei baffi, ma ha pure lavorato per Mao, Allan.
Ma Alan è anche un centenario che fugge in ciabatte dalla finestra della casa di riposo che lo ospita, proprio il giorno del suo compleanno, proprio mentre che tutti anche il sindaco sono nel salone principale ad aspettarlo.
Allan è l’anziano che ruba a sua insaputa una valigetta piena di soldi sporchi, e li condivide con tre amici conosciuti durante la sua evasione verso la libertà.

Un’avventura scandita per tutte le pagine da continue botte di culo, ma che non danno fastidio.
Lo dico perché di spesso a me le pacche di fortuna creano disturbi, è come se quando uno scrive ma non sa come far andare avanti la situazione e allora se la cava con una qualche manna dal cielo o un finale felice, ma qui neanche il finale è felice, per dire, neppure triste eh, sia chiaro.
Anzi, io credevo che tutto andava a finire in una maniera invece è finita in un’altra.
Che a dire il vero non mi ha troppo fatto venire la pelle d’oca, lì com’è finito, ma è una piccola parentesi su cui non vale nemmeno la pena soffermarsi, perché tutta la trama in sé perdona lo scivolone. Del finale, intendo.
Ci aveva da fermarsi prima dell’epilogo secondo me, per andare bene. Lì per finire il finito.
Il senso della fine per finire e arrivare alla fine senza scrivere la parola fine alla fine della storia, dico mi seguite? I finali dei libri restano sempre un grosso problema, o no?


Se però uno un libro lo comincia così per me è troppo sulla buona strada

Nessuno ci sapeva stregare meglio di mio nonno materno quando, seduto sulla panchina di legno e chino sul bastone, raccontava le sue storie masticando tabacco.
“Ma è tutto vero, nonno?” chiedevamo stupiti noi nipoti.
“Quelli che dicono soltanto la verità non sono degni di essere ascoltati,” rispondeva il nonno.

E’ così infatti che comincia Il Centenario che saltò dalla Finestra e Scomparve.




Fermo restando come ho scritto nella recensione scorsa che ho caldo e non ho più molto entusiasmo a fare quella che scrive come hobby, saluto tutti quelli che comunque ci hanno ancora  la pazienza di seguirmi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        -CONCLUDO :) -





giovedì 11 luglio 2013

RECENSIONE Senza Candeggio n28 "Superwoobinda" Aldo Nove, PRIMA PARTE.

Titolo: “Superwoobinda”
Autore: Aldo Nove
Edito: Einaudi
Numero pagine: 199
Mese: Giugno/Luglio
Motivo che mi ha spinto alla lettura: me l’ha regalato una mia amica che le piace tanto la parola “culo”


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.



-PARTE PRIMA-

Sto scrivendo questa recensione da semi ubriaca.
Il fatto io non mi ponga il problema se la parola Sto va con l’accento, l’apostrofo, o senza nessuno dei due, ne è la conferma.
Giustificarsi dicendo che sto scrivendo da semi ubriaca è un gran lusso.
La gente non capisce mai se stai parlando sul serio o a vanvera.
Questo per chi non mi conosce.
Chi mi conosce sa che ubriaca, o semi, o no, la seconda ipotesi è quella più attendibile.

E’ che ci ho una pigrizia in questo periodo che neanche immaginate.
Ho due libri qui sul comodino, pronti ad entrare a far parte del blog, ma mi manca la voglia d’inserirli.
Io non lo so.
Se è colpa del caldo, o se come mi è solito, per tutte le cose che comincio poi arrivo a un punto che ce ne ho piene le palle e mi passa l’entusiasmo.
Io spero sia il caldo se no poi finisce che l’unica cosa mi resta di entusiasmante da fare nella vita è ubriacarmi.

E’ un comune giovedì, sono le 7 di sera, e io sono semi ubriaca.
Non è che mi succede tutti i giorni, è che oggi è stato un pomeriggio speciale, di quelli che un paio di birre è giusto farle fuori.
Sarà anche pure perché c’è caldo.
Chissà.

Mi manca la voglia di fare quello per cui questo blog è nato.
E’ che non ci voglio rinunciare, fosse anche solo per princìpio.
Allora avanti, porca vacca.
Lo faccio però senza entusiasmo, lo dico subito,eh?

Non è che lo faccio senza entusiasmo perché Nove mi ha deluso, no anzi, io alla mia amica che le ci piace tanto la parola Culo  volevo ne approfitto per ringraziarla che mi ha regalato Superwoobinda ci mancherebbe, anzi.
Ci ho pure il suo autografo nella prima pagina.
No quello di Nove, quello della mia amica che le piace la parola Culo..

E’ che a volte mi sa scrivere non è che è proprio la mia strada.
L’importante è prendere coscienza delle cose poi tutto il resto, come diceva quello là che adesso è morto, tutto il resto è noia.
Che non ho detto Gioia.
Ma culo-culo-
culo.
Piangermi addosso non mi salverà dall’odore di zolfo di Mefisto, andiamo avanti.

Fhhh.

Lo faccio dom…