giovedì 26 giugno 2014

RECENSIONE Senza Candeggio n 57 "MO MAMA, da chi vogliamo essere governati?" P.Nori




Titolo: “Mo Mama”
Autore: Paolo Nori
Edito: Chiare Lettere
Numero pagine: 217
Mese: Maggio 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: a parte che Nori è sempre Nori, le elezioni europee.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Che c’è stata una confusione, che c’è una confusione di ‘stì tempi, in Italia.
Che tanti sembrano ammaliati da uno che riempie le piazze e urla Vergogna e dice che è stufo e gli piace molto la parola Vaffanculo e grazie al piffero.
Che però chissà come e chissà perché riempire le riempie le piazze, e i giovani, tanti giovani dicono che c’è questo pentapartito che per usare un’espressione da giovani è una figata, che però chissàcome e chissàperchè andare su nel governo della Italia e della Europa non ce la fa mai, che dicono quelli pentapartitici è tutta una questione di complotto, e io se mi metto nei panni di uno che segue un altro che gli piace urlare quando ci ha da dire quello che pensa, mettendomi in quella testa lì secondo un processo d’immedesimazione, allora non posso che trovarmi d’accordo, tutto è marcio tutto fa schifo tutto è una vergogna tutto è un complotto.

Che tutto è marcio e tutto fa schifo e tutto è un complotto e tutti devono andare a casa, anche il sindaco di Parma, che è il primo sindaco pentapartitico di Parma che l’ha messa nel culo a tutti e ha fatto partire per fare un esempio l’inceneritore come aveva promesso di NON fare, come tutti i politici –come dicono i pentapartitici- che promettono le cose e poi fanno tutto il contrario.

Questa cosa del sindaco pentapartitico di Parma io l’ho letta in questo libro che mi è piaciuto molto, il libro si chiama MO MAMA sottotitolo da chi vogliamo essere governati? Scritto da Paolo Nori.
E’ un libro che parla della politica di Parma, dopo che è salito al trono uno dei capi dei Stufi marci Tutti a casa Vaffanculo e via a discorrere col discorso della Vergogna.
Mi piace perché è un libro scritto da uno che non avrebbe mica tanta voglia, di scrivere un libro sulla politica.

Che più parlare di politica, parla del grado di gentilezza con cui sarebbe il caso di rapportarsi quando si ha a che fare con gli altri.
Che per me è una cosa bellissima da dire quasi sottovoce senza il bisogno di urlare troppo.

Va beh.

Lui di politica –quando dico lui, dico Nori-  è un po’ impreparato, è un po’ arrugginito, un po’ ingenuo, lo dice lui questo, però riesce a fare un sacco di considerazioni in merito di quelle che ti fanno fare sì con la testa, come a dire sarai pure impreparato, arrugginito e ingenuo ma mica scemo.

E finché parla di politica, in particolare della politica di Parma che però a ben vedere si potrebbe rapportare alla politica della Italia di questo storico momento, infila dentro tutta una serie di divagazioni che sembrano lì per lì centrano nulla e invece no, che la politica mica è solo una cosa che si fa quando si va a votare.

Adesso io, così vi fate un’idea magari, vi riporto passo-passo quello che intendo quando dico che questo libro va letto.

“(…) la mia idea era che avessero fatto poco, non niente, poco, che era peggio, di niente, che se avessero fatto niente sarebbe stato, in un certo senso, un governo artistico, come 4,33 di John Cage, un pezzo di musica che dura 4 minuti e 33 secondi che sono 44 minuti e 33 secondi di silenzio, e sarebbe stata una cosa fantastica, il niente, come quando non c’è niente da dire, o quando non si sa cosa dire, o quando non si sa cosa fare, o quando non si vede niente, o quando non si capisce niente, o quando non si sente niente, o quando non si riesce a dormire, o quando non si vuole mangiare, come le scene mute, come le fotografie senza pellicola, come le macchine che restano senza benzina, i sans papier, i sanculotti, i frigo vuoti, i film muti, i buchi neri, la menopausa, le notti in bianco, quando si cerca in tutte le tasche e non c’è neanche una sigaretta, i digiuni, gli anestetici, gli astemi, gli anoressici, gli scioperi, le pianure, le steppe, i deserti, la siccità, la crisi energetica, i black-out, le amnesie, gli annulli filatelici, la crescita zero, le tinte unite, la calvizie, le sterilità, il celibato e il nubilato, l’inappetenza e l’incontinenza, il buio, il silenzio, il niente, il nulla, sarebbe stato bellissimo al governo, invece loro, quelli del MoVimento 5 Stelle, qual cosina l’han fatta, secondo me non sono stati ne caldi ne freddi, sono stati tiepidi (…)”

Però adesso a pensarci, forse, era più bello scrivervi questa:

“Una volta ho sentito dire per radio che a Arrigo Sacchi, che come si sa è un allenatore di calcio romagnolo, una volta gli avevan proposto di allenare una squadra spagnola che si chiamava, se non ricordo male, Atlètico Madrid, e l’attaccante più forte dell’Atlètico Madrid era all’epoca un giovane di calcio italiano che si chiamava Bobo Vieri, e prima di accettare e di firmare un contratto che lo legava all’Atlètico Madrid per un numero imprecisato di annualità, avevan detto per radio (cioè forse le annualità le avevano dette, sono io che non me le ricordo), Arrigo Sacchi prima di accettare aveva telefonato a Bobo Vieri e gli aveva detto Bobo, mi hanno chiesto di allenare l’Atlètico Madrid per un numero imprecisato di annualità, io non gli ho ancora dato una risposta perché sono disposto a accettare solo a una condizione, che tu mi dia la tua parola d’onore che alla fine dell’anno resterai ancora all’Atlètico Madri, e avevan detto che Bobo Vieri gli aveva risposto Sì mister, le do la mia parola d’onore, che i calciatori mi sembra che facciano così, che gli allenatori loro non li chiamano con il nome di battesimo e neanche con il cognome, li chiamano mister,
Allora Sacchi, avevan detto per radio, aveva firmato il contratto che lo legava all’Atlètico Madrid per un numero imprecisato di annualità e poi era andato in vacanza, nel suo mondo senza lavoro, come io a Viareggio, e Sacchi presumo sarà andato in Romagna, nella sua Fusignano, o lì vicino in Riviera quando, un bel giorno, compra la Gazzetta dello Sport, titolo a nove colonne: Bobo Vieri all’Inter (o alla Juventus, o alla Lazio, non mi ricordo a quale squadra. E non ha tanta importanza).
Allora Sacchi cosa fa, avevan detto per radio, prende il cellulare, telefona a Bobo Vieri gli dice Bobo, ma è vero che vai all’Inter, o alla Juventus, o alla Lazio, o non mi ricordo a quale squadra non ha importanza?
Sì mister, gli dice Vieri, è vero.
Scusa Bobo, gli dice Sacchi, ma tu mi avevi dato la tua parola d’onore che restavi all’Atlètico Madrid.
Eh mister, gli dice Vieri, va bene ritiro la mia parola d’onore.
Ecco questa storia io l’ho sentita per radio, la riferisco come l’ho sentita, o meglio, come me la ricordo, e, ammesso che sia vera, l’impressione che ho è che, nella testa di Vieri, Le do la mia parola d’onore volesse dire una cosa completamente diversa da quella che voleva dire nella testa di Arrigo Sacchi, così come, probabilmente,, nella testa del sindaco di Sfido chiunque, e probabilmente anche Troveremo sicuramente, vogliono dire una cosa completamente diversa da quello che voglio dire nella mia, di testa.”

Finisco dicendo continuando a dire che Nori Paolo io per me è il mio scrittore italiano preferito, perché invece di leggerlo sembra di parlarci insieme.
Lo amo molto, perché quando sente qualcuno che per strada dice Oh deficiente! Lui si gira sempre convinto che lo stanno chiamando, e questo lo dice lui, mica io.

lunedì 23 giugno 2014

RECENSIONE Senza Candeggio n56 "SOFFOCARE" C. Palahniuk


Titolo: “Soffocare”
Autore: Chuck Palahniuk
Edito: Mondadori
Numero pagine: 265
Mese: Aprile 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: aver perso la testa per l’autore dopo “Fight Club”


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Un inizio davvero accattivante, questo di Soffocare.
Che parte dall’infanzia veloce di un figlio di una madre scentrata.

Un bambino che cresce, si iscrive a medicina, e si ritrova a stantuffare con una carcerata in permesso d’uscita in uno stabile dove tutte le leggende metropolitane esistono per davvero.
Questo stabile per la precisione è popolato da: la donna che fa i pompini al suo ragazzo mentre guida e lui perde il controllo la macchina frena bruscamente e lei glielo trancia a metà coi denti, gente che si dirige al pronto soccorso perché dice d’esser inciampata cadendo accidentalmente -vi lascio immaginare come- su zucchine, lampadine, Barbie, colli di bottiglia, palle da biliardo, criceti agitatissimi, stecche da biliardo, topolini di peluche, flaconi di shampoo, candele, mazze da baseball, uova sode, torce elettriche, cacciaviti, uomini che restano bloccati nel bocchettone della vasca idromassaggio.
Dalla ragazza pompon che si fa fare la lavanda gastrica e le trovano dentro quasi mezzo litro di sperma, il ragazzo che al cinema infila il cazzo nel buco ritagliato sul fondo di un secchio di pop-corn, la tizia che fa le acrobazie sulla leva del cambio, il tizio che si è introdotto di nascosto in una clinica con un camice bianco e si è messo a fare visite ginecologiche, quello che quando va in motel resta di proposito nudo sopra le lenzuola fingendo di dormire finché non entra la cameriera, il signore mutilato vi lascio immaginare dove dalla mungitrice automatica, il ragazzo che spalma il suo sperma sui lembi delle buste.
Quelli che tolgono la fodera interna del costume da bagno per mettere in risalto gli attributi, i vecchi sporcaccioni, i maniaci dei cessi pubblici.
Loro si ritrovano tutti qui, in carne e malattia.

Ma la vera storia non è nemmeno questa.
La storia è quella di Victor, e Victor è il nome del  protagonista, che ha una mamma scentrata da mantenere in una casa di cura da 3000 dollari al mese, e che per mantenerla le studia tutte, come ad esempio soffocare nei ristoranti.

Ma la vera storia forse non è nemmeno questa.
La storia è che Victor nella clinica conosce una dottoressa che le dice Senti qua che ho la soluzione: stantuffiamo, facciamo un bimbo, gli trapiantiamo il cervello e poi lo ficchiamo nel cranio di tua mamma.

Ma la vera storia forse non è nemmeno questa.
La storia è che Victor scopre d’esser stato concepito per mezzo di un prepuzio rubato da sua madre, un prepuzio che però mica è un prepuzio normale, ma uno di quelli che ti raccomando.
E quando il protagonista viene a saperlo, comincia ad agire ponendosi una domanda.
La domanda è: Cos’è che Gesù non farebbe? E in base a questa domanda, comincia proprio a far quello.

Ma la vera storia forse non è nemmeno questa.
La storia è che Victor si ritrova a convivere con Denny e Denny è uno che colleziona pietre, e che ne colleziona una al giorno, per un motivo preciso.

Ma la vera storia forse non è nemmeno questa.
La vera storia, è che tutto diventa una bugia quando intorno a noi, tutti sono pazzi.
Pazzi non è la parola giusta.
Ma è la prima che mi viene in mente.




giovedì 12 giugno 2014

RECENSIONE Senza Candeggio n 55 "Bassotuba non c'è" P.Nori



Titolo: “Bassotuba non c’è”
Autore: Paolo Nori
Edito: Feltrinelli
Numero pagine: 171
Mese: Marzo 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: non lo so se si è capito bene, che Nori è il mio preferito.

RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Questa è la storia di uno che nella testa ci ha delle vocine che gli dicono che è una merda.
Ma anche di uno che ha una segreteria telefonica e un giorno, ci trova dentro un messaggio registrato che gli dice Ciao Learco, indovina chi sono? Facciamo così, se indovini mi chiami, ok?
Ma anche si parla di uno scrittore russo che dormiva nei cimiteri, e di un altro scrittore russo che dicono l’ultima parola ha detto prima di morire è stata Champagne!

Però di più è la storia di uno che parla col suo angelo, e il suo angelo si chiama Karmelo con la K.
Che poi è un angelo che si è mangiato mille angeli, e all’occorrenza ne caccia fuori uno:
L’angelo del Tormento, quello della Persecuzione, quello dell’Ira, quello della Riconoscenza e quello della Colpa, uno della Disgrazia, un altro dell’Intuizione, uno dell’Incredulità, quello della Croce, uno dei Mari e uno dei Monti, quello della Conoscenza, quello della Croce e dei Venti; uno del Riscatto, uno del Segreto, uno della Combutta, uno del Mormorio; uno del Mistero, uno della Fine del Mondo, uno delle Tre Dimensioni, persino uno dello Spazio e del Tempo; quello della Grazia, quello della Speranza, quello del Decoro, eppure quello della Catastrofe; uno dell’Ultimatum e uno del Giudizio; caccia fuori quello dello Sfinimento, quello della Devastazione, e uno dell’Apocalisse, e anche quello Che Non Se Ne Può Più; quello che per Parlarci Insieme Ci Vuole un’Enorme Forza Morale, quello che a Parlare Ci vuole Tre Volte Di Più Del Tempo Necessario; l’angelo dei Talenti, delle Sentenze, della Rivelazione, della Delibera, del Come stai, del Ti saluto; quello delle Chiacchiere, del Piacere, del Giù di Morale; quello del Bentornato, quello del Chepiaceresentirti, quello del Ci siamo; uno della Scaramanzia, uno che Scopre i Talenti, uno del Lostiamoleggendo; quello Origliante, quello Altrochequello, quello Professionale, quello del Guainvista, quello del Regolamanto;
non per ultimo e per ordine, quello del Contentissimo.

La storia finisce col male del secolo, con Bassotuba che non c’è, e uno che non è Karmelo e che non va al cinema.


RECENSIONE Senza Candeggio n 54 "Cento Strappi" L.Jobson


Titolo: “Cento Strappi”
Autore: Liesl Jobson
Edito: Marcos y Marcos
Numero pagine: 250
Mese: Marzo 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: la curiosità di capire come infilare 100 racconti in 250 pagine


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Che a volte io mi dico non mi serve altro se non concedermi il ritiro senile nella casa in montagna chiusa dai boschi, senza i telefoni che suonano, la gente che si agita, la stufa che scoppietta, la gola che si libera dal catarro, la pioggia che picchia fuori contro il vetro, la radio che suona dentro nei muri, il profumo del tastasal che sfrisza nella teggia, mio moroso e un libro.
Però, per andare nella montagna, lì per il discorso che c’è mio moroso, c’è da fare una selezione sul  libro da portare, ci ha de essere qualcosa di veloce e scorrevole, qualcosa che puoi interrompere con facilità per un bacio, non è che quando sei nella montagna con qualcuno (e quel qualcuno specialmente è il tuo moroso) puoi permetterti di dire ‘Speta n’attimo che arrivo alla fine del capitolo e poi arrivo, i capitoli ci hanno da essere magri, per questo a Marzo, mi sono portata in ritiro senile Cento Strappi, che Cento Strappi si chiama Cento Strappi mica per niente, e mica per niente sulla copertina c’è l’immagine di un rotolo di carta igienica, sono cento storie scritte veloci come uno strappo.

Una sera, meno di un mese fa’, sono stata alla presentazione di un libro.
L’autore di questo libro, ha detto che prima di pubblicare il libro che stava presentando, aveva proposto al suo editore un'altra storia, ma che l’editore gli ha risposto No non te lo pubblico che la gente disgrazie ci ha già le sue, e l’ultima cosa di cui ha bisogno sono le disgrazie degli altri.
Il che è discutibile, ma per Cento Strappi direi che come definizione calza a pennello e non fa una virgola.
Ora io è certo, non sono un’inguaribile ottimista, non faccio parte di quelle persone che dicono La vita ti fa il sorriso se gli fai  il solletico, ma casso, qua ghè na tragedia drio l’altra, e ecco, non son nean ai passi de esaltarme per ste robe qui.

Dire Non mi è piaciuto, è troppo vago.
Per cui ora mi dilungherò dicendo che Non mi è piaciuto affatto.
Tutto finisce col scivolarti addosso lasciandoti sulla pelle nemmeno un’umida traccia di bava di lumaca e la sensazione che ho percepito alla fine di ogni storia, è stata simile a quella di come quando le orecchie prendono a fischiarti dal nulla, e dal niente d’improvviso, tornano a liberarsi dal fastidio


martedì 27 maggio 2014

RECENSIONE Senza Candeggio n53: "MATTATOIO N.5" K.Vonnegut



Titolo: “Mattatoio n-5 o La Crociata dei Bambini”
Autore: Kurt Vonnegut
Edito: Feltrinelli
Numero pagine: 196
Mese: Marzo 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: aver letto come ha cominciato a scrivere il mio amico Davide, dopo che a sua volta ha cominciato a leggere quello che scriveva Vonnegut.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Per parlare di questo libro, è necessario fare prima un accenno storico su quella che è stata la vita di Vonnegut
Nel 1944 venne fatto prigioniero durante l’ offensiva delle Ardenne e successivamente trasferito in Germania nella città di Dresda. Qui assistette in prima persona al terribile bombardamento alleato che nel febbraio del 1945 rase al suolo la città e causò 25ooo vittime civili.
Così va la vita.
E così via.

Vonnegut si salvò poiché rinchiuso in una grotta ricavata sotto il mattatoio della città normalmente utilizzata per l'immagazzinamento della carne.
Così va la vita.
E così via.

Inquadriamo il contesto: sotto le bombe incendiarie lanciate dalla RAF durante le quattordici (14!) ore di bombardamento fra il 13 e il 14 febbraio del 1945 trovarono la morte quasi 25.000 civili, furono distrutte 24.866 case del centro su un totale di 28.410, la temperatura al suolo durante l’attacco raggiunse i 300 gradi centigradi, incendiando – letteralmente – l’ossigeno.
Così va la vita.
E così via.

Questo episodio traumatizzante, anni dopo, verrà ripercorso in chiave solo parzialmente fantascientifica nel suo romanzo più famoso, Mattatoio n.5 o La Crociata dei Bambini.
Ad un certo punto della sua vita Vonnegut sente il dovere ma soprattutto l’esigenza d’affrontare questo spettro della sua vita, e di pubblicare una storia che parli di questo.
Ma libri che parlano di guerra ce ne sono già molti in giro, alla fine degli anni 60 del 190, così decide d’affrontare il tema proponendolo al lettore sotto una chiave originale.
E la sua forza, sembrerà paradossale e assurdo, starà proprio nel nonsense.
Così va la vita.
E così via.

Quello di Vonnegut, è un punto di vista dotato di carattere, sceglie di parlare del passato facendosi rapire da un ufo, un ufo occupato dai Trafalmadoriani: esseri che vedono l’uomo “non come creature a due gambe” (ma cito) “come grandi millepiedi: con gambette da bambini a un capo e gambe da vecchi all’altro”, il che di per se la dice già lunga.
Così va la vita.
E così via.

Cinismo e rassegnazione ruotano in un girotondo impazzito assieme alla delicatezza e alla forza necessaria che serve per parlare della guerra.
E c’è il delirio che consegue il distacco, la velata tristezza che segue la follia, l’ironia che segue la cruda realtà e i nervi tesi, che scoppiano in una risata isterica.
Così va la vita.
E così via.

Pagine che vogliono farsi leggere, e si lasciano leggere con insolita leggerezza e che mi permetto di consigliare.
Un libro folle, scritto in maniera folle che parla della più grande follia dell’umanità e finisce come dovrebbe finire tutto dopo un massacro, dove tutto dovrebbe tacere, e dove infatti tutto tace, tranne gli uccellini.
E gli uccellini cosa dicono? Tutto quello che c’è da dire dopo un massacro.
Così va la vita.
E così via.



martedì 29 aprile 2014

RECENSIONE Senza Candeggio n 52 "Vuoi Star Zitta per Favore?" R.Carver



Titolo: “Vuoi Star Zitta per Favore?”
Autore: Raymond Carver
Edito: Einaudi
Numero pagine: 234
Mese: Febbraio/Marzo 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: eh, Carver.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Per come la vedo io, se uno ad esempio si alza dal letto con la voglia di scrivere un racconto, ma prima di farlo, ne legge uno di Carver, gli passa la voglia di stare al mondo.
Mica perché Carver ti porta al suicidio, ma perché se ti alzi mosso dall’impulso di metterci del tuo, e provi a buttare su carta qualche idea, te par de scrivar altro che cassade, a confronto.
Poi tutti d’accordo che se uno comincia così, non comincia per niente e che ognuno fa quello che può, ma ti scoraggia, questo è indubbio.
Però ti stimola pure.
Te la fa venire, quella voglia di scrivere, t’invoglia.

Vuoi Star Zitta per Favore, è la prima raccolta dell’autore e il suo stile inconfondibile scalpita già da questo esordio.
I particolari non fanno mai da contorno, anzi diventano i veri protagonisti delle storie prendendo spesso la forma di uno stato d’animo e quei stessi dettagli, vengono stesi senza dilungarsi mai troppo; il disincanto fa da padrone in un mix tra distacco e indiscutibile emotività, una serie d’immagini reali ci piombano addosso, la comicità, l’erotismo, i personaggi di tutti i giorni e poi, poi ci sono i finali, i finali che restano senz’altro il segreto della sua forza narrativa.
Finali che fanno infuriare, che intrigano, che a volte ci rendono insoddisfatti, altre volte ci appagano pienamente, short story a cui non manca nulla, compreso l’elemento che da' la carica alle storie stesse per poter viaggiare continuamente nella nostra testa come spinte da una dinamo al massimo della sua potenza.

Poi basta, adesso resto zitta.

venerdì 4 aprile 2014

RECENSIONE Senza Candeggio n51 "LE AFFINITà ELETTIVE", W.Goethe

Accordi per lo scambio di coppia


Titolo: “Le Affinità Elettive”
Autore: Wolfgang Goethe
Edito: Acquarelli Giunti
Numero pagine: 317
Mese: Marzo 2014
Motivo che mi ha spinto alla lettura: spirito di collaborazione.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.

Cosa spinge un ragazzo tedesco a finire a Chi l’ha Visto?
Chi l’ha Visto è una delle mie trasmissioni preferite. Lo fanno tutti i mercoledì sul canale 3 della Rai. Ogni volta che qualcuno mi chiede Com’è che ti piace così tanto Chi l’ha Visto? Rispondo Non lo so, forse perché è l’unica trasmissione della televisione in cui la gente del pubblico non applaude.
Allora.
Un mercoledì che era quest’inverno, nel mio programma televisivo preferito hanno parlato della storia di Max.
La storia di Max è questa.
Max è un ragazzo che a un certo punto sparisce.
Brillante studente, grande lettore, si laurea e un giorno non torna più a casa.
Adesso io non lo so come funziona che quelli della Germania conoscono la trasmissione italiana Chi l’ha visto, fatto sta che i genitori di Max, decidono di lanciare un appello ai i italiani Che se lo vedete, il nostro figlio Max c’ha questa faccia qui –e hanno mostrato la foto- che ci abbiamo il dubbio noi, che a nostro figlio Max gli sia saltato il matto per via del fatto che lui, il nostro figlio Max ci aveva la fissa per Goethe, che sapeva tutto il Faust a memoria il nostro figlio Max, e tutti lo sanno che Goethe ci aveva la fissa per la Italia, che ci aveva pure scritto un libro Viaggio in Italia si chiamava il libro e noi ci abbiamo il dubbio che al nostro figlio Max gli sia venuta in mente l’idea anche lui, di farsi il giro d’Italia come Goethe e insomma, siamo preoccupati se lo vedete magari fateci sapere.
Allora, quelli di Chi l’ha visto hanno cominciato a seguire le tappe del Goethe che ha fatto in Italia, per cercare il Max, che a sentire certa gente Sì, l’avevano visto con la bici che girava, ma ogni volta che gli inviati di Chi l’ha Visto arrivavano vicini a qualcuno che somigliava al Max, il ragazzo in questione rispondeva sempre con tono crucco Nein-nein non zono io Max e allora lo lasciavano andare.
Sono arrivati fino al tacco dello stivale, a seguirlo, sino a quando hanno trovato un ragazzo nomade che girava con una piantina in mano. La piantina intesa come vegetale. Che poi era un vaso con piantato dentro un ramo secco di rosa. E quando la gente del posto gli diceva Max vuoi che ci diamo da bere alla piantina? Lui rispondeva di no, che tutti siamo destinati a morire. Però quel Max lì diceva che nein non era quel Max là e allora ancora una volta lo hanno lasciato andare.
Questa storia è andata avanti per tre puntate poi non ne hanno più parlato.

Allora è scattato in me lo spirito di collaborazione, che io in un certo senso mi sono proprio appassionata a questa storia e volevo dare il mio contributo per risolvere la faccenda.
L’ideale sarebbe stato leggere “Il Faust” o “Viaggio in Italia” ma un buon investigatore sa che la strada più semplice è l’ultima da intraprendere.
Poi soprattutto a casa avevo solo “Le affinità Elettive” l’avevo comprato assieme ad altri libri della collana Acquarelli che li svendevano e ho fatto il pieno.
Il mio amico Max di Palù (che non è lo stesso Max della Germania) dice che gli “Acquarelli” sono il male, quindi il Faust in qualche maniera centrava, e “Le affinità elettive” è il libro che sancisce la maturità dell’autore, cosa che in qualche maniera mi permetteva di chiudere il cerchio e portare a giusto termine le mie indagini. Un buon agente segreto sa che il modo migliore per arrivare a una conclusione, è partire dalla fine.

Ed eccoci qua.
Pesante il signor Goethe eh?
In questo libro, si parla di una storia all’antica sulla moderna alternativa sentimentale de lo scambio di coppia,
Un libro diciamo visionario, per certi versi, quanto il film “Terminator” come diceva uno che ho incontrato in un incontro forzato una sera.
Tra le pagine spicca il lato ottuso della cristianità, la religione viene esaltata mentre ogni personaggio (più pompato che mai) pensa ai propri ormoni e alla fine viene punito con la giustizia divina, tant’è che muoiono praticamente tutti e quelli che restano vivi impazziscono. Le figure che popolano questa storia, vivono di apparenze, Eduard, Charlotte, el Colonello, la direttrice dell’istituto, Otilie, il prete, tutti sono lì per ricordati di sapere una pagina in più del libro.
Per fare un esempio, tutti concordano sul fatto che un buon vestito possa cambiare totalmente la parte interiore di una persona e viene denigrato l’atto dell’elemosina, visto come azione disonesta e punibile.
Direte voi, sì va beh facci un esempio un po’ più serio.
Esempi un po’ più seri non ce ne sono, tutto scorre sul filo della superficialità, questo è il meglio che ho saputo darvi, fatevelo bastare.
Che poi fai pure fatica a starci dietro a Goethe eh?
Fa di quei giri pindarici per arrivare a raccontarti praticamente un cazzo che io ve lo raccomando.
Poi a me ha messo pure confusione, arrivata a un certo punto che ero.
Tipo a pag 59 ero convinta che un personaggio fosse morto. Poi a pag 291 è saltato fuori di nuovo il nome di quel tizio lì, che poi era il prete, e così ho dovuto andare a ritroso con le pagine per capire se fosse Goethe in culo o io distratta.
Ovvio la risposta corretta è stata la seconda

Insomma, sostanzialmente io credo che il Max (non quello di Palù ma quello della Germania) sia sparito perché semplicemente s’è rotto i coglioni.
E le mie indagini sull’effetto Goethe si concludono qui.