venerdì 30 novembre 2012

RECENSIONE senza candeggio numero6. "Il Momento è Delicato", Niccolò Ammaniti.

EL LAMA
(Che poi secondo me, somiglia pure al moroso di mia cugina, o a Fabio Volo)


Scheda tecnica
Titolo: “Il Momento è Delicato”
Autore: Niccolò Ammaniti
Edito: Einaudi
Numero pagine: 367
Mese: Agosto/Settembre
Motivo che mi ha spinto alla lettura: Ammaniti tal volta mi “scombussola” come pochi.


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITA’.

Ci ho appena ammazzato una forbice con “Il Momento è Delicato” di Ammaniti.
La forbice con le zampe, non quella con le lame.
Ho ribaltato le leggi del gioco che facevamo tutti da bambini. Che nessuno venga più a dirmi forbice taglia carta. Da questo momento, carta schiaccia forbice.
Mi scuso con gli animalisti per questo, mi scuso con tutta me stessa ma la bestiolina in questione  m’ha fatto un’imboscata, è sbucata veloce e di soppiatto dalla fessura della tastiera del mio Mac. Ho fatto un salto esagerato per lo spavento. Il mio è stato un gesto più impulsivo che assassino. Poco delicato, lo ammetto.

Vado a girare la bistecca che sta cuocendo in pentola, un momento e arrivo.

Io ci ho il dono di arrivare tardi sulle cose, che dono, un vanto proprio.
Ammaniti l’ho scoperto tardissimo, in buona sostanza, mentre mezza Italia conosceva “Io non ho paura” da una vita, io continuavo a restare all’oscuro di questo autore.
Ci avevano fatto pure il film del bambino ricco rapito dai terroni che ce lo avevano nascosto nella botola ma dopo l’altro bambino figlio dell’orco terrone l’ha scoperto e sono diventati amici.
Ci è quella scena che fa venire la pelle d’oca nel film, del bambino coi dread e le magatte negli occhi, che rantola illuminato da un raggio di sole dal fondo buio della botola come Et l’extraterrestre dentro l’armadio.
Ammaniti però l’ho scoperto mica così.
Cioè, quel film di Salvatores l’avevo visto ma mica sapevo che era tratto dal libro e che quel libro l’aveva scritto Ammaniti e bla bla bla.

Ammaniti l’ho scoperto perché un mio amico mi ha regalato “Come Dio Comanda”mi pare due estati fa.
E che libro, io se mi credete mi sembra che l’ho letto tre o quattro volte.
Due di seguito sicuro perché appena l’ho finito, l’ho ricominciato subito.
Magari presto ci scappa la quarta o quinta volta e ci faccio la recensione, così per non farci mancare niente e perché giustamente se volevo parlare di “Come Dio Comanda” allora non scrivevo de “Il Momento è Delicato”.

Mi pare che gli ho letti tutti i libri di Ammaniti, anzi no mi manca “Branchie” perché in libreria non si decidono mai a metterlo in offerta… ‘stì stronzi.
Mi era proprio venuta la fissazione per questo scrittore che secondo me ci ha una fantasia che come la mescola al noir e all’ironia e al pulp è una cosa brutta, ma brutta nel senso buono del termine.
Allora così parlando col mio prof, di scrittura creativa quando ci ha chiesto che scrittori ci piacciono io gli ho risposto Beh per me Ammaniti spacca il culo. E lui mi ha detto inutile che gli fai i complimenti che tanto lui stesso l’ha dichiarato quest’anno al Salone del Libro li a Torino che lui ci mette il suo nome e alla sua spalle ci ha una ghost writer che fa un po’ te, dico UnA perché non è un uomo ma una donna.

Io mi sono sentita abbastanza presa in giro perché ammesso lui dica il vero, dico allora non c’è più religione.
Sti ghost writer mi hanno rotto.
Che soddisfazione ci avrà mai uno che ama scrivere a vedere quello che gli esce dal cervello pubblicato sulla copertina col nome di un altro.
Che se vi dico quanti ne esistono, sicuro ci rimanete male.
A me personalmente poi, fare i complimenti a uno che non se li merita non è che mi esalti particolarmente.


Ragazzi, io non so se ve ne siete accorti ma in questo periodo sono fastidiosa come le vrespe, me sto fin sule bale da sola. Che tradotto in italiano dovrebbe suonare come “non mi sopporto, sono fastidiosa come le vespe.” 

Va beh.

Con tutti questi elementi ho comprato il suo ultimo libro di Ammaniti o la vacca de so’ sorela, bravo chi ci capisce.
No che l’ho letto tanto volentieri, ci avevo una delusione nel cuore un po’ come quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste e il costume di come ce lo figuriamo noi nella testa , se lo sono inventati quelli della Coca Cola. Ohhh – ohhh - ohhh.

A parte che non sono ancora sicura se è vera per davvero questa storia che mica è lui eccetera eccetera, ma non  posso negare d’averlo letto con occhio un po’ diverso.
Le pulci, quando è che te le mettono nell’orecchio è roba da matti.
(ma perché oggi tiro in ballo tutti gli insetti del mondo?)

Il Momento è Delicato, è una raccolta di racconti scritti tra il 1995 e il 2012.
E se lo conosci Ammaniti, come scrittore non di persona, voglio dire se prima ti eri già letto tutti i suoi libri, in diversi racconti ci vedi dentro l’embrione da cui sono evoluti i romanzi precedenti stessi.
Sedici sono i racconti, di cui due scritti a quattro mani con Antonio Manzini che se anche si sforzavano a mettermi due righe per spiegarmi chi è mica mi facevano un dispetto e mi risparmiavo un giro su Wikipedia.
Ci ho da andare su Facebook io, mica che ci ho tempo da perdere per guardare le enciclopedie on line.
Comunque io ve lo dico chi è Manzini, Antonio. E ve lo dico in una riga, se non ve ne importa di chi è saltatela e chi si è visto si è visto.E ognuno a casa sua che oggi proprio non è giornata.
E’ uno scrittore.


Ora io parlo in generale dei racconti senza che sto qui a citarli uno per uno.
In alcuni mi chiedevo com’è che mai, che non si decideva a scegliere una forma verbale tipo la stessa dall’inizio alla fine, senza cambiarla di continuo oppure se proprio ci aveva da farlo, da metterne insieme due che stessero bene insieme come le zucchine col basilico piuttosto che come il parmigiano grattugiato nel latte caldo.
E allora voi cari lettori potreste dirmi Si va beh parli te che scrivi come se parli che ci avessi cinque anni e ti perdi a lungo andare nei tuoi stessi discorsi.
Quindi io vi do ragione e passo oltre.

Poi vorrei tanto sapere com’è che le caratteristiche comuni di tutti i suoi personaggi sono:

1- i rivoli di bava che scendono dal lato della bocca
2- la perdita degli incisivi
3- l’insanità mentale.

Apro una parentesi sul punto 3.
Io secondo me è troppo facile parlare di pazzia tirando in ballo un pazzo.
Cos’era quella frase la famosa?
Tipo…siamo tutti pazzi e chi non è pazzo… in casa… uno specchio ?
ESATTO.

Io ad esempio mi piacerebbe trovare un altro modo di farlo di parlare dei matti.
Non l’ho trovato ma ci sto lavorando.
Così, mi è venuta questa fissazione dal nulla.
Ognuno ci ha le sue e se le tenga.
Ma soprattutto non stavamo parlando di me.

A un certo punto del libro io ho avuto un’esaltazione interiore che quasi svengo.
Che è successo?
E’ successo che ci è una parte del libro che Ammaniti ha intitolato “Rane e Girini” che è stata una collaborazione tra lui e il suo babbo, allora come i giovani di tendenza ho esclamato “fiiico!!” perché dico pensa che cosa bella.
Poi per me che io il mio babbo vorrei sposarmelo dal primo momento che l’ho conosciuto “fiiico” era quasi limitativo.

Bella l’idea, peccato per i racconti che sembrano una raccolta dei temi della seconda media, insipidi come la polenta senza sale.
Arrivi in fondo e pensi Embeh, quindi? C’è altro da mangiare?
Allora io dico sì, c’è il sugo in cui puoi intingere quella polenta.

Lo dico perché secondo me Ammaniti potenzialmente ci ha delle idee fantastiche, cose che dici Ma questa situazione? Come ha fatto a venirgli nella testa? E i personaggi che dipinge ti pare di averli in fianco sul comodino che ti fanno compagnia mentre leggi, tanto bene che li descrive. Che mato.
Poi mi fa un sacco ridere.
Non ci ha limiti alle catastrofi, parte tutto che sembra proprio reale poi arriva all’assurdo nel senso fantasioso del termine. Sempre più in la sempre più in la che io me lo immagino davanti al suo computer finché scrive con la sudorazione ascellare alle stelle, il sorrisetto sulle labbra e il fiato corto, che poi sono gli stessi effetti che fa a me, quando lo leggo.

E qui concludo che oggi non ci ho tanta voglia di scrivere.

























giovedì 29 novembre 2012

RECENSIONE senza candeggio numero5: GRANDI USTIONATI

Guru
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                     ORGOGLIO E PREGIUDIZIO, PROMESSI SPOSI o GRANDI USTIONATI?

Scheda tecnica
Titolo: “Grandi Ustionati”
Autore: Paolo Nori
Edito: Marcos y Marcos
Numero pagine: 190
Mese: Agosto
Motivo che mi ha spinto alla lettura: il mio amico mi ha detto: “Tu devi leggere Paolo Nori”


RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITà.
Allora io questo mese mi ero messa nella testa di leggere “Orgoglio e pregiudizio” della Austen che tanti mi hanno detto “leggi Orgoglio e Pregiudizio della Austen vedrai che roba!”
L’ho comprato alla Gheduzzi costava 4 Euro. Li dentro alla Gheduzzi svendevano i grandi classici a 4 euro. Anzi, a euro 3,90 per la precisione.
Se qualcuno ci ha voglia di credermi ho pure preso “I Promessi Sposi” perché mi manca dal liceo, ma no che mi manca nel senso che ho le nostalgie, semplicemente mi sa che avevo bigiato quando lo avevano spiegato nella mia classe. E io lo so che a trent’anni sono viva lo stesso anche se so’ solo che dentro quel romanzo ci sono due che si amano e di nome fanno Renzo e Lucia, e c’è uno che è Don Abbondio che non so se è un prete vero o un balllerino come Don Lurio e l’ Inominato e forse neanche nemmeno, visto che se scrivo “Inominato” il correttore di word insiste a segnarmi la parola di rosso. Sarà lo ”inominabile” o “Inonimato” o lo “anonimo”.
Boh, a questo punto vattene in cerca, che ce ne importa, tanto che sono ignorante mica è una novità.

Adesso, non volevo mettere troppa carne sul fuoco, allora andiamo per ordine se no rischia che non ci capisco più nulla nemmeno io e diventa una tragedia nella tragedia.

Questo mese mi ero messa nella testa di leggere “Orgoglio e Pregiudizio” della Austen che tanti mi hanno detto “Leggi Orgoglio e Pregiudizio della Austen, vedrai che roba!” però mi è successo un fatto strano.

Comincio a leggerlo ma dopo un po’ finisce che mi perdo tipo a pagina 50 o giù di li.
Quindi lo chiudo, e ricomincio da capo.
Il problema era che ci erano troppi nomi e troppe famiglie e avevo fatto su una confusione che io sono portata ad andare in tilt quando è che intorno ci ho troppa gente.
Allora siccome sono furbissima, ho preso una matita e nella prima pagina mi sono fatta uno schema con tutti i nomi dei personaggi e della famiglia dove che abitavano. Capirai che goduria leggere un libro in queste condizioni.

Mica è finita qui, dopo è venuto fuori un altro problema.
Nel mio cervello o giù di li, ho cominciato ad ambientare il tutto nella casa di mia nonna che lei ci aveva la casa al Cerro che “Cerro” è il nome di un paese che sta qui nelle prime montagne di Verona.
Di quando la mia nonna mi insegnava a fare i ricami con le tele che a ogni numero c’era un filo di un colore diverso e allora mi sono detta “Silvia, qua mi sa che stai facendo su un macello incredibile. Mica che la Austen ha mai parlato del Cerro, dei fili o della nonna Amelia.” Fa’ te che i protagonisti del libro vivono in Inghilterra e continuano ad andare a feste, ‘nammo bene – ‘nammo. Dunque ho continuato a dirmi “Silvia, bambina che ricama al fresco le tele coi numeri e i fili colorati, vedi di chiudere il libro, cominciare da capo e se ci hai tempo vai pure a prendere una boccata d’aria che non fa mai male.”
Ero a pagina 109, al momento di quel monologo.

E quando è che arrivi a pagina 109 di un libro che ancora non ti sei ambientata allora forse è saggio che fai una bella cosa: chiudi tutto, lo inserisci nella libreria e gli ci dici “Oh ciao. Davvero, è stato un sacco bello conoscerti ma facciamo che ci rivediamo un'altra volta senza offesa, occhei?!”
-Tanto dal momento che parli da sola, puoi pure metterti a parlare con un libro.

Che poi guarda come va che si combinano le cose.
 Io che ero già in panne che non sapevo che cosa leggere e i “Promessi Sposi” no che ce ne avevo cazzi, un mio amico mi ha detto “ Oh, io che leggo quello che scrivi tu ti chiedo, ma tu hai mai letto niente di Paolo Nori?” No gli ci ho detto.
Ne ho comprati tre di libri di Paolo Nori perché dopo che ho letto due pagine in libreria mi sono innamorata. Dico di Nori, non del mio amico, del Manzoni ancora meno e della Austen non ne parliamo che già l’abbiamo fatto abbastanza, mi sembra.

Uhhh che fatica, mi sto annoiando da sola.
Vediamo di arrivare al dunque.

Di che cosa che parla “Grandi Ustionati”?
Di uno che resta intrappolato nella sua macchina finché va a fuoco e allora rimane ustionato.
Direbbe qualcuno.
Di uno che “Ma in Giappone sono alto, in Giappone sono alto.”
Potrei dire io, dall’alto dei miei 155cm.
Di uno un po’ alla Fante che tanto gli ci importa solo di scrivere, Che anche il cavallo ci ha quattro zampe eppure inciampa.
Può essere che dica, un altro.
Se è vero quello che tutti diciamo.
Direbbe lui.

E non è tanto il di cosa parla ma di COME ne parla.

Di come ne parla della Gallina Fischiona, degli scrittori russsi dell’incatenato Nicolò Foscolo detto Ugo che sono per tutto il romanzo gli spettatori della sua attesa o dell’attesa del romanzo stesso.

Di come ne parla del fatto che

Non è che ti volevi suicidare? O che finché scrivi ti ispiri ad Alberto Castagna, inconsciamente?
Ci vuole pazienza per belli apparire bisogna soffrire ,Ma dice Sergio, non so, io conosco della gente che ha sofferto tanto, nella sua vita però fan schifo lo stesso, guardali.Sergio, gli dico grazie, è un piacere parlare con te.Prego Learco, mi dice Sergio, chiamami quando vuoi.

Di come ne parla del fatto che

SE le cose non finissero mai io diventerei matto. Io se mi dicessero Vuoi essere immortale? Col culo, gli risponderei.
Ho scosso la testa, voleva significare che io certe cose non mi metto neanche a spiegarle io, certe cose
.

Tanto lo so che non mi state seguendo.
Non sto delirando è che ci avete da leggerlo. Se non l’avete ancora letto.
Perché “Grandi Ustionati” di Nori, vacassa putanassa impestata va letto e io vi sto facendo confusione apposta.

Va letto fosse anche solo per non sapere come va a finire la barzelletta sui carabinieri che nemmeno io ve lo dico.
Fosse anche solo per gustarvi la figura del suo babbo.
Fosse anche solo per far comunicare le cellule del vostro tessuto nervoso con le cellule muscolari, far incrociare i neuroni e non capire se ridere o piegare un po’ il labbro inferiore allingiù.

Non c’è niente di più vero.
Parlo del fatto che Nori potrebbe diventare un punto di riferimento per tutta una generazione.
Io riferirei volentieri, che sono d’accordo con quelli che lo dicono, ma soprattutto con lui.

Un libro, uno stile, uno scrittore CARNASCIALESCO.
Se volete sapere cosa vuol dire, carnascialesco, comprate il libro. La mia versione se può interessare,è fighissima così, rilegata col filo e l’acquarello di Giuliano Della Casa in copertina.

Un’ultima cosa, volevo dire.
E la dico alla Austen.
Porta i miei saluti alla signora Elvira, quella che abita in piazza, proprio vicino alla chiesa, li al Cerro.



 “Ma la cosa più brutta, di cadere giù per le scale, non è quando prendi la botta che ti fa male, la cosa più brutta è il momento che te sei per aria, le gambe in avanti, ti rendi conto la botta, è questione di poco, sta per arrivare.”


lunedì 6 agosto 2012

RECENSIONE senza candeggio numero4 : UN RAGAZZO.

El Nico
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SCHEDA TECNICA.
Titolo: “Un Ragazzo”
Autore: Nick Hornby
Edito: Guanda
Numero pagine: 265
Mese: Agosto
Motivo che mi ha spinto alla lettura: mi hanno fatto amare il film tratto dal libro.

RECENSIONE E OPINIONI DI DUBBIA UTILITA’.

Esiste un test, che questo test si chiama “test di Zung” che uno lo fa se ci ha il dubbio di essere depresso.
E in questo test, nel test di Zung (che sembra  il nome di un santone e invece secondo me è solo l’ultimo dei furbi, e tutti gli ci credono) ci sono delle domande.
Domande sottili da matti tipo:

· Hai la sensazione che gli altri starebbero meglio se tu morissi?
· Sei disgustato da te stesso?
· Ti uccideresti se ne avessi la possibilità?
· Ti senti depresso?
· Hai problemi di stipsi?


Ecco, scientificamente se te rispondi “Sì” a tutte queste domande, allora vuol dire che sei nella merda più nera.
E grazie al cavolo, se studiare porta a co’ tanta perspicacia.
Per come la vedo io, se uno si alza e c’ha poca voglia di ridere allora può pure smettere d’interrogarsi.
Ma chi sono io se non una povera ignorante?

Per me, il buon vecchio Nick se mai un giorno gli salta alla mente di fare questo test, fa il massimo del punteggio.
Lo dico senza scherzi.
Lui ci ha proprio la fissa di parlare della depressione, ci ha la “Malinconoia” nel sangue, come Marco Masini.

Chi mi segue, conosce già il criterio base che mi spinge a prendere un libro piuttosto di un altro.
E insomma, a farla breve, il mese che sono andata alla mia libreria di fiducia c’era la “sagra dell’Hornby” : tutti i suoi libri scontati al 25% e allora io ne ho presi due.
Uno perché me l’aveva consigliato la Madai che è una mia amica, ed era “Non buttiamoci giù” che doveva tirarti su e invece a me per un attimo mi ha fatto venire la voglia di lanciarmi giù dall’ultimo piano del mio palazzo, e l’altro è questo appunto, “Un ragazzo” che poi l’ho preso perché col mio amico Paolin lo abbiamo visto mille volte per tutta una serie di perché che chissà se a qualcuno gliene può importare qualcosa. Dico che lo abbiamo visto, perché da questo libro ci hanno fatto un film che il titolo è “About a Boy”, dai l’avete visto tutti quello dove che c’è il figo di Hugh Grant.

E poi apro una parentesi su questa cosa, perché mi va.
Dico quando tirano fuori i film dai libri.
Sarà che sono le due passioni più grandi che ci ho la lettura e il cinema, e allora quando un regista la mattina si sveglia e lo fa per davvero di combinarli, io mi gaso sempre parecchio o m’incacchio per davvero.
Adesso, così, me ne vengono in mente due, no?
Prendi “Il Cacciatore di Aquiloni” che quando l’ho visto ho detto, cavoli, questo mi è proprio entrato nel cervello.
Se però penso a “Come Dio Comanda” allora mi cascano gli bracci. Un libro che ho adorato così tanto e un film che secondo me anche se non lo facevano era uguale.

Però ecco, “About a Boy” e “Un Ragazzo” sono proprio l’uno il sosia dell’altro e fanno parte della prima categoria.
Uno va visto, e l’altro va letto assolutamente. Roba che se qualcuno di voi ancora non l’ha fatto per me ci ha da rimediare in fretta, capite cosa intendo?
E io, finché leggevo le pagine, scorrevo il film nelle cervella e tutto era uguale.
Will è Will, la mamma depressa è la mamma depressa e Marcus, il ragazzo è proprio fico così.
Non è intelligente, è emotivamente onesto.
Chiede affetto senza chiederlo.
E’ cinico, sarcastico ma tremendamente sensibile.
O non vede nulla, o si stupisce di tutto.
Se mai avessi conosciuto un ragazzino così probabilmente me ne sarei innamorata all’istante ma se ci penso, forse mi è già successo.
E comunque proprio non manca nulla.
Dalle atmosfere ai profumi.
Dai tratti somatici a quelli caratteriali.
Ripeto e chiudo un ottimo lavoro.

Il Nick in questo libro mi ha stupìta e rapita e mi ha fatto su una confusione che non vi dico.
Roba che in certi momenti non capivo se mi scappava più da ridere o da piangere e nel dubbio, facevo tutte e due le cose insieme. Io mica che ci ho ricordi che un libro mi facesse un effetto così.
Sfugge sempre la battuta o la gaffe in una situazione oggettivamente drammatica.
Io ci ho sempre avuto la stima nelle persone che fanno così per stare al mondo, e mica che è così facile dare questo effetto scrivendo. Io giuro che lo vorrei fare ogni volta che scrivo ma tanto lo so che non ci riesco e allora Nick proprio qui l’ho invidiato un sacco tantissimo.

Certi capitoli però magari anche li avrei tolti, troppo introspettivi e lenti che non ci azzeccavano una beata fava con tutto il resto. Forse il Nick li ha scritti in uno di quei giorni che la luna nera gli prendeva la cucuzza e li ha lasciati per orgoglio. Però io se ero il suo editor piuttosto gli ci ragalavo una sveltina con qualcuna in cambio di per piacere toglierli, che così anche si tirava un pochetto su.

Una punta di fastidio ce l’ho avuta anche per tutta questa ostentazione di fare la pubblicità all’Adidas, al cioccolato Mars, Twix e Kit&Kat, ma magari siccome gli scrittori fanno la fame, allora ha fatto bene a prendere degli sponsor e citarli qua e la nelle pagine.

Ecco, appunto, le pagine.
Nelle altre recensioni non ne ho mai parlato ma secondo me, visto che sono una grande sostenitrice del libro stampato e non cederò mai all’ e-book, va fatto.
La Guanda in questo caso, ha usato una bellissima carta grossa e ruvida, spesso devi fare riferimento ai numeri a piede perché ti resta il dubbio se hai sfogliato due pagine alla volta anziché una, ma è l’ideale per una come me che non legge un libro senza scarabocchiarlo con la matita (ah, suggerisco sempre la consistenza della mina 2B che accarezza le parole senza bucarle e lascia una piacevole impronta morbida senza marcare il suo stesso passaggio nella pagina subito poi.)
Però…però è rilegato malissimo. Tipo che se pieghi il libro a metà per avere sotto gli occhi una sola facciata, ti restano in mano le pagine.
I caratteri di stampa credo siano un dodici per cui non affatica gli occhi e passi da un capitolo all’altro con grande velocità, il che significa, almeno per me, che il libro finisce lo leggi in pochi giorni.
Profuma di carta-carta come quella dei quotidiani. Le mie narici, non hanno captato odore di plastica o derivati di.

Non è che ci ho tanto altro da dire.
Allora io chiudo intanto, scusandomi perché so che questa sicuro è una delle recensioni più deboli che ho fatto ma sono di trasloco e ci ho un po’ di agitazione e la testa è da un’altra parte.
Ma siccome mi conosco so che se aspettavo a farla finiva che mi dimenticavo quello che ci avevo da scrivere.
Va beh, questa volta è andata così.
E poi volevo dire che invece di fare il test di Zung secondo me uno ci ha da fare ad esempio un esperimento.
Tipo secondo me uno ogni tanto pensa a qualcosa da fare ma senza fretta, senza dire lo faccio oggi o domani. Ma cavolate, tipo piantare in un vaso o in un campo il seme di un fiore, di un frutto o di una pianta più o meno legale. Oppure, cominciare a dipingere, o a scrivere, darsi al bricolage anche se non lo si ha mai fatto prima e si sa già in partenza di essere negati. Insomma, iniziare (senza per forza concludere) delle cose invece di stare li tanto a pensare, vedere come e se vanno a finire … cose così da passarsi via.

Oh! Poi sia chiaro se qualcuno ci ha un po’ il sentore che Zung ci ha visto dentro, io a bere birra e a sparare minchiaggini sono sempre disponibile.

Ciao a tutti, vado a mangiarmi un Duplo.

giovedì 2 agosto 2012

RACCONTO infeltrito numero7 "SEGNA, CHE PASSO!"



Un giorno ero bambina. Sono andata al negozietto in piazza con mia mamma. Lei, ha preso un litro di latte, si è avvicinata al banco e ha detto “segna”.
La signora col grembiule ha dunque aperto il suo quaderno, e con una matita ha registrato il tutto facendo una delicata e minuziosa operazione di somma a colonna, alla vecchia maniera.
Avevo dunque scoperto con mia grande felicità, che i soldi non servivano a nulla. Mi si è aperto un mondo.
Da il giorno poi e per settimane di fila, ogni mattina, all’insaputa di mia mamma, passavo, facevo suonare il campanellino della bottega, prendevo un pacchetto di caramelle, dicevo “segna”, sentendomi furba da matti che la commessa ci cascava sempre.

Un giorno, che ero ancora bambina, passeggiavo in piazza col mio babbo. La saracinesca era abbassata, il negozio aveva chiuso per sempre, il babbo mi disse “troppi debiti”, e per la prima volta ho capito il significato del pegno.
Ora, al posto di quella latteria, hanno aperto una banca.
Ogni mese sono costretta passarci per pagare le rate della macchina.
Nella mia ingenuità “da grande” mi chiedo: ma se…....

mercoledì 1 agosto 2012

RACCONTO infeltrito numero6. "Voglio Invecchiare" (elenco di come i giovani vedono gli anziani.)


                                                  

Voglio invecchiare, e lo voglio fare in fretta per :

· Ballare qualunque musica coi passi dell’Alligalli.
· Mettere una sedia in strada per evitare che qualcuno mi parcheggi la macchina sotto casa.
· Giocare con la dentiera.
· Parlare coi giovani senza conoscerli.
· Chiamare qualcuno facendo la carrellata dei nomi di tutta la mia famiglia.

· Dire “blè” per dire “blu”
· Attraversare la strada lentamente intimando gli autisti d’aspettare.
· Insultare i miei amici quando perdo a briscola.
· Creare litigi dal medico chiedendo “Chi è l’ultimo?” in sala d’aspetto.
· Anticipare le parole delle preghiere a messa, e poi diventare blasfema al bar.
· Indossare senza paura anche a Ferragosto, gambaletto color carne, maglia di lana rossa e gonna di flanella blu a fiori.
· Passare la mattinata a spettegolare con la mia vicina, bruciare il cibo sul fuoco e infine, rimediare con un pollo arrosto del mercato rionale, servendolo per pranzo a mio marito.
· Dare un euro di mancia a mio nipote, facendogli credere che per me sia un capitale.
· Improvvisarmi ingegnere, avendo solo la terza elementare, volendo dirigere i cantieri per strada.
· Comprare il quotidiano locale, aprirlo alla pagina centrale, fare l’appello dei sopravvissuti, e partecipare al funerale di completi sconosciuti.
· Andare a fare la spesa, dire allo commesse “Ho fretta!” e poi mettermi fuori dalla porta del negozio a chiacchierare per ore.
· Accompagnare una consistente tosse catarrosa con un bel ‘rcamadonna!
· Rispondere al telefono e dire “Chi è?”
· Parlare in dialetto con la mia badante dell’ Est.
· Seminare il panico girovagando in bicicletta nel traffico.

· Camminare con le mani dietro alla schiena.
· Riempire gli armadi con chili di naftalina.
· Giocare a nascondino e finire a Chi l’Ha Visto.
· Salire sul bus, chiedere con prepotenza mi venga lasciato il posto a sedere e scendere alla fermata subito dopo.
· Parlare con la televisione, e smadonnare quando passano la “reclame”.
· Spiare di notte dalla finestra con la luce accesa.
· Farmi i capelli lilla.
· Salire sulla bicicletta prendendo la rincorsa.
· Svegliarmi alle quattro di mattina per andare in posta.
· Incazzarmi con i giovani.
· Insegnare l’educazione ai giovani.
· Italianizzare il dialetto.
· Partecipare alle inaugurazioni e infilarmi i tramezzini nella tasca del grembiule.
· Poter far credere a chi non mi conosce da molto, che a vent’anni ero una bella figa.
· Improvvisarmi nei panni di u vigile davanti a una scuola credendo di fare la cosa giusta.
· Fischiettare per la strada con le braccia dietro la schiena.
· Guidare in contromano, mantenendo sempre e rigorosamente la prima, ignorando l’esistenza della frizione.
· Andare a “Uomini e Donne” sperando che la De Filippi mi trovi un fidanzato.
· Ubriacarmi col Tavernello.
· Incazzarmi perché ho perso gli occhiali, e ritrovarli sopra la mia testa, dopo ore di ricerche.
· Rumoreggiare sorseggiando la minestrina.
· Credere che Emilio Fede sia un giornalista.
· Andare all’osteria alle otto di mattina e bere un bicchiere di rosso della casa.
· Pranzare alle undici, cenare alle diciotto, andare a letto alle venti.
· Trovare Gerry Scotti un uomo profondamente sexy.
· Fare le previsioni meteo in base ai dolori che sento.
· Credere che le storie di Forum siano vere e che lo studio, sia un vero tribunale.
· Usare il reggiseno come portafoglio.
· Fingere di spazzare il marciapiede davanti casa, per farmi gli affari degli altri.
· Collezionare santini e immagini sacre.
· Salire in bicicletta di slancio con una gamba sola.
·Dare appuntamento alle mie amiche al cimitero.
· Votare Rutelli o Casini perché sono belli e Berlusconi perché sorride sempre.
· Uscire in ciabatte.
· Pulire la faccia di mio nipote con la saliva.
· Raccontare la mia vita al farmacista, creando la fila.
· Conservare un fazzoletto di stoffa tra le tette.
· Fare a gara con le altre anziane per essere la preferita del prete.
· Andare al mare a Jesolo e vincere il torneo di bocce.
· Scambiare gli Euro con le Lire.


martedì 31 luglio 2012

RACCONTO infeltrito numero 5. "IL VECIO CATA SU"


Esiste da sempre un gran mistero dietro agli anziani che rovistano dentro e fuori dai cassonetti dei rifiuti.
Io mi sa che è colpa dello shock della guerra o una cosa simile, per la paura che torni o lo spavento di averla già passata, la guerra.
E allora secondo me, un po’ si buttano avanti o tornano indietro, fanno provviste o boh, questo non l’ho ancora capito bene, a dire il vero.
Ma ho una faccia tosta talmente tanta, che probabilmente un giorno fermerò uno di questi simpatici vecchini e chiederò delucidazioni in merito.
Non posso morire senza saperlo.
Per ora mi limito ad osservarli, farmi trovare impreparata sulle cose, mi da sempre una punta di fastidio.

Gli anziani – operatori - ecologici - smistatori - volontari, hanno un’immagine ben precisa.
Credo si possano dividere in due categorie.
Quelli che si aggirano professionali su l’Ape cross, e quelli più fantasiosi che se ne vanno a zonzo di bidone in bidone, su mezzi di fortuna da loro creati.
Io, è proprio su quest’ultima categoria che mi vorrei soffermare perché proprio mi esalta parecchio.
Di base, non si scappa, c’è una bicicletta, quasi sempre rigorosamente nera o bianca, di tipo olandese, da donna., meglio se arrugginita. Spesso i freni e la catena non vengono oleati per cui, se ad esempio stai camminando per strada, puoi avvertire il loro inconfondibile arrivo da dietro, senza bisogno di voltarti.
Percepisci il cigolio dei freni e della catena, ti sale subito la pelle d’oca, e dentro di te pensi: è arrivato il “Vecio Cata Su”
(“Vecio Cata Su” tradotto  dal  dialetto veronese, dovrebbe suonare una cosa tipo “uomo anziano che rovista nei bidoni, prende la prima cosa che gli capita tra le mani e la carica sulla bicicletta”)
Dicevamo che la bicicletta, è la base, e tu puoi riconoscere che si tratta di quel mezzo specifico per la presenza dei pedali perché a primo impatto, quel due ruote, sembra essere tutto fuorché una bicicletta.
Hanno il dono d’essere grandi maestri trasformisti, i Veci Cata Su.
Sono in grado di tramutare una semplice bicicletta in qualcosa di molto simile a un carro merci. E’ imbarazzante, la quantità di cestini che sono in grado d’appendere al mezzo. I comuni mortali, ne appendono uno davanti e al massimo uno dietro, qualcosa di poco ingombrante e non vistoso.
 Ma loro, i Veci Cata Su laddove vedono un piccolo spazio che possa garantire la presa, vi ci appendono ceste di vimini maestose, davanti, dietro, di lato, roba da fare invidia ai nipponici.

Da menzionare i più ingegnosi e pratici.
Tipo quelli che agganciano il carrettino di legno al portapacchi.
Con questo stratagemma per altro, risolvono uno dei più grandi problemi: dove sistemare il cane (quasi sempre un bastardino dal pelo corto ispido e marrone, occhio vitreo.)
C’è chi lo lega col collare al manubrio, costringendolo a fare grandi e sfiancanti maratone, tal volta, il cordone del collare finisce con l’aggrovigliarsi nei raggi della ruota, portando dunque all’inevitabile e rovinosa caduta verso l’asfalto del Vecio Cata Su, con conseguente frattura del femore.
Con il carretto invece, il pronto soccorso diventa l’ultimo dei pensieri.

Il Vecio Cata Su, ha la sua divisa.
Non una divisa ufficiale, la definirei più una tendenza, una moda, ecco.
Collezione Primavera- estate:

Canotta della salute bianca, un po’ ingiallita sotto l’ascella, spalline sgualcite dal tempo, patacca di terra misto acqua sulla pancia (medaglia guadagnata nell’orto, provveduto ad annaffiare alle 4 della mattina stessa ) rigorosamente infilata dentro a un pantalone a vita alta.
Un pantalone di cotone del tutto simile a quello della divisa della nazionale di calcio anni ’70, e Dio ce la mandi buona che non indossi un boxer spacciandolo per una braga a tutti gli effetti.
Bonus: ciabatta. Rigorosamente accompagnata da calzino nero o blu filo di scozia che la moglie ogni settimana, compra  al mercato rionale in offerta 3x2.
Ed è vero, quel calzino vivrà il tempo di due lavatrici, ma è altrettanto vero che un Vecio Cata Su, non butta via niente, ha il riciclo nel sangue. Lo userà anche quando l’elastico, smetterà di fare il suo dovere e l’alluce, sbucherà nudo e furtivo dalla punta della ciabatta stessa.
Spesso, il calzino vissuto, è motivo di litigio tra i coniugi.

Collezione autunno- inverno:
impermeabile alla lunghezza del ginocchio. Non è dato sapere cosa si celi al di sotto, molto probabilmente, un maglione infeltrito, di quelli che liberano scosse mica da scherzo dopo un semplice attrito (spesso in fantasia rombo e/o maglia intrecciata.)
Jeans basic a vita alta largo sulla coscia, marca DieVel  o Leui’s , tarocco imbarazzante indossato con disinvoltura e totale non curanza del plagio stesso.
Ai piedi, jolly: di nuovo la ciabatta col calzino di filo di scozia eccetera. Un evergreen.

E’ armato di un “rampin” ( che giuro non saprei come tradurre in italiano) immancabile arnese di fortuna, fabbricato dal Vecio Cata Su in persona.
Trattasi di un bastone di scopa di saggina, alla cui sommità viene fissata (spesso con dello scotch da pacchi) la parte in ferro a forma di “C” di una gruccia per abiti.
Il “rampin”, gli è utile per raggiungere i punti più remoti del bidone, senza dover ogni volta prendersela con  gli anni che stanno piegando sempre più la sua povera schiena.

Il Vecio Cata Su è una gazza ladra, è particolarmente attratto dalle cose che brillano, ma lo potete benissimo vedere caricare sul mezzo un piccolo mobile divorato dai tarli, un ombrello senza scheletro, un triciclo per bambini sprovvisto di manubrio o una bambola col viso sfigurato da pennarelli, completamente calva.
Nel mentre, è giusto dargli merito, impreca contro chi non fa la raccolta differenziata quindi provvede a mettere carta e vetro nei bidoni apppositi.
Potrebbe venire inoltre colto da un improvviso languorino, in tal caso, consiglio di non fissarlo, sarebbe capace di dimostrarsi infastidito e contrariato nei vostri confronti.

Quando decide che la giornata è arrivata a giusto termine, che il bottino racimolato è degno del suo duro e selettivo lavoro, prende la rincorsa e salta di lato sulla bicicletta, pedalando fino a casa.

Nella maggior parte dei casi, usa il garage come deposito, sgombro di automobile, dal momento che la patente gli è stata confiscata dall’ ente Statale di dovere.
Dunque giunto in “magazzino”, scarica il tutto alla rinfusa senza un ordine ben preciso.

Non tiene un inventario.
La moglie ne approfitta.

Una volta alla settimana, la vecchina, chiama i boy scout  del quartiere e chiede di sbarazzare il garage da un po’ di cianfrusaglie.
Chiede la cosa venga fatta in sordina, un poco alla volta.

Di solito lo fa il Giovedì, quando il marito è impegnato nel torneo di briscola della parrocchia.

E lui, il Vecchio Cata Su ignaro del complotto, ogni giorno torna in strada a raccattare il tutto.

La moglie si sente furbissima.

Con questo metodo, garantisce al marito un hobby e nel mentre, può guardare “Forum” 24 ore no stop sul digitale terrestre senza che il marito si ostini a dirle che quello, non è un vero tribunale.

That’s Amore.